
“Il pretesto per screditare in un sol colpo venticinque anni di storia collettiva dell’autogestione nel Luganese”. Così in un comunicato, ForumAlternativo, I Verdi e Pop ritengono venga usato ciò che è avvenuto due settimane fa a Molino Nuovo. La testata data da una partecipante a un incontro di discussione organizzato dall’autogestione viene definito “un atto individuale riprovevole, stupido e irresponsabile”, ma non va usato per cancellare quell’esperienza da Lugano.
“L’autorità politica cittadina finora non ha saputo e voluto riconoscere il contributo dato dallo spazio autogestito alla collettività: una chiusura mentale e ideologica palesatasi ancora nell’ultimo progetto sul sedime dell’ex macello, con la pura e semplice esclusione dell’esperienza autogestita da quegli spazi. ‘Vogliamo ridare lo spazio alla cittadinanza’, dicono, come se dallo spazio autogestito non fossero passate in questo quarto di secolo decine di migliaia di cittadine e cittadini, usufruendo di attività culturali, aggregative, sociali e discussioni politiche”, si legge ancora. “Un luogo a prezzi popolari per chi lo frequenta e a costo zero per la collettività, poiché il Molino non riceve nessuna sovvenzione pubblica e paga regolarmente le fatture di energia, acqua e rifiuti. L’affitto non lo paga, perché così decise l’esecutivo luganese quando mise a disposizione lo spazio firmando la Convenzione nel 2002, dopo lo sgombero dalla periferia del Maglio”.
Nel comunicato si accusa l’attuale Municipio di relegare “l’autogestione unicamente a un tema di ordine pubblico, a un corpo estraneo da sradicare. Ora una risicata maggioranza nell’esecutivo, quattro municipali su sette, vorrebbe cogliere l’occasione del disdicevole atto individuale per fare tranquillamente piazza pulita dell’esperienza collettiva dell’autogestione, oltretutto approfittando scelleratamente della situazione pandemica. Pia illusione, azzardo dalle conseguenze imprevedibili, rese ancor più incerte dal contesto sociale e sanitario che stiamo vivendo”.
“Per questo chiediamo l’immediata rinuncia all’opzione sgombero del centro sociale e il riconoscimento concreto del valore di uno spazio autogestito nel tessuto cittadino, di cui beneficia una parte rilevante della cittadinanza. Senza questo riconoscimento, presupposto fondamentale, ogni richiamo al dialogo da parte del Municipio suona puramente strumentale”.
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