
Nella sua vita il 47enne serbo di etnia Rom ha avuto 25 nomi. Un vero e proprio professionista del crimine dall’identità camaleontica. "Io mi guadagno da vivere con queste truffe", si è giustificato in aula. Alle spalle una lunga serie di precedenti penali: dai piccoli furti alla truffa qualificata. Insomma, una vita passata facendo fuori e dentro il carcere, la sua.
Dalla Germania è stato espulso a vita. In Italia è coinvolto in vari processi. Da qui la decisione di agire in Svizzera. Grazie ad alcuni conoscenti era arrivato a lei. La 44enne polacca, che dal 2007 viveva e lavorava a Paradiso. In riva al Ceresio era attiva con una sua società di consulenza. Pochi lavori e il rischio del fallimento. Così si è fidata del nuovo cliente che le prometteva parecchi affari e molto denaro liquido, tanto da farlo entrare in società.
La donna in aula ha sempre negato che fosse consapevole dei reati dell'uomo. Anche se più volte il giudice Amos Pagnamenta ha messo in dubbio la sua tesi. Otto gli episodi in cui è implicato l'uomo, cinque la donna. Accusati di truffa qualificata in parte tentata, complicità in truffa e ripetuto riciclaggio.
Il modus operandi era sempre lo stesso. Adescavano i clienti in internet, in risposta ad annunci immobiliari o di auto di lusso. Poi con vari escamotage, si facevano dare i soldi veri in franchi e li scambiavano con somme ben più ingenti di euro falsi, effettuando cambi vantaggiosi. "Era un acconto a garanzia di futuri impegni" ha spiegato l'uomo in aula.
In tutto, tra aprile 2013 e giugno 2014 hanno messo a segno colpi tra Lugano, Mendrisio, Zurigo, Ginevra, Coira, e Milano per ben 565mila franchi e 40mila euro. Molto di quel denaro veniva riciclato in Italia e finiva nelle casse di organizzazioni malavitose ben più grandi.
La sentenza è attesa per domani. Il 47enne è in carcere da giugno e rischia fino a 5 anni, lei è a piede libero e rischia 2 anni. Alla domanda: quali i progetti futuri? Lui ha risposto tornerò in Serbia. Lei, che ora lavora con un programma di assistenza in una casa anziani del Luganese, ha detto: “Spero di continuare a vivere in Ticino”.
Nella sezione audio il servizio di Radio3i.
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