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Ticino
Vittima di una truffatrice condannata per truffa
Vittima di una truffatrice condannata per truffa
Vittima di una truffatrice condannata per truffa
Redazione
9 anni fa
Il TF ha respinto il ricorso di una donna che aveva inoltrato due fatture false alla propria cassa malati

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da una delle vittime di una terapeuta di Lodrino, condannata per truffa per aver fatturato ai propri clienti trattamenti riconosciuti ma mai prestati, permettendo loro di incassare indebitamente i rimborsi dalle casse malati. Nei confronti di questi ultimi erano stati emessi 146 decreti d'accusa per correità nella truffa e circa la metà degli importi erano stati nel frattempo restituiti alle rispettive assicurazioni.

La ricorrente era stata riconosciuta autrice colpevole di truffa e falsità in documenti per avere, nel periodo 2008-2009, trasmesso due fatture false alla propria cassa malati - indicanti prestazioni non effettuate su di lei bensì a favore del marito, privo della relativa copertura assicurativa - riuscendo a farsi indebitamente versare 1'830.30 franchi. La donna era stata condannata alla pena pecuniaria di cinque aliquote giornaliere di 140 franchi ciascuna sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché al pagamento di una multa di 150 franchi e delle spese giudiziarie.

Il 27 luglio 2017 la Corte di appello e di revisione penale (CARP) aveva respinto il suo ricorso confermando il giudizio di primo grado. La donna, patrocinata dall’avvocato Véronique Fontana, si era quindi rivolta al Tribunale federale, chiedendo in via principale di essere prosciolta da entrambi i capi d'imputazione. In via subordinata, aveva chiesto di confermare il giudizio di colpevolezza, ma di prescindere da ogni pena avendo risarcito interamente il danno alla cassa malati.

I giudici di Mon Repos hanno però dato ragione alla Corte cantonale, secondo cui la ricorrente ha perlomeno preso in considerazione ed accettato la possibilità che le fatture in questione, datate 30 agosto 2008 e 31 dicembre 2008, riguardassero prestazioni cui lei, in realtà, non si era mai sottoposta e che fossero quindi false.

Anche il TF ha rimarcato che, durante gli interrogatori dinanzi alla Polizia, la ricorrente aveva dichiarato di avere capito già in occasione del primo incontro con la terapista che quest'ultima era intenzionata a commettere una scorrettezza in relazione con le diverse coperture assicurative dei coniugi. La ricorrente, inoltre, aveva ricevuto le due fatture incriminate nel 2009, molto tempo dopo la fine dei trattamenti, avvenuta nel mese di marzo del 2007. L'ammontare delle stesse costituiva inoltre un raddoppio di quanto le era già stato fatturato precedentemente. Interpellata telefonicamente per fornire spiegazioni al riguardo, la terapista le avrebbe risposto che esse si riferivano al pagamento delle ultime cure non ancora saldate.

Secondo il TF la donna, sicura di avere già pagato tutti i trattamenti, non poteva dirsi convinta della correttezza di tali spiegazioni in quanto le date delle sedute indicate sulle fatture avrebbero dovuto apparirle oltremodo inverosimili, facendola desistere dall’inoltrarle alla propria cassa malati.

In fase dibattimentale la ricorrente si era difesa sostenendo di non ricordare di essersi sottoposta o meno a tali trattamenti e di aver agito con negligenza, non credendo di essere coinvolta in un reato, ma anche il TF ha contestato questa affermazione, rimarcando che qualsiasi persona è in grado di ricordare se sia stata sottoposta a trattamenti composti da due cicli da 9 e 12 sedute.

In concreto, “la ricorrente non ha minimamente riconosciuto il carattere scorretto del proprio agire, persistendo anche in questa sede ad attribuire la responsabilità dell'infrazione esclusivamente alla terapista”.

Per questi motivi i giudici losannesi hanno respinto il ricorso e posto a suo carico le spese giudiziarie pari a 3'000 franchi.

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