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Svizzera-Italia
Vitta: "Gli effetti operativi quotidiani saranno marginali"
Redazione
3 anni fa
La giornata di ieri ha rappresentato un’importante svolta per le relazioni italo-svizzere. Per il direttore del DFE Christian Vitta l’eliminazione della Svizzera dalla black list italiana “avrà un effetto molto marginale”, mentre sul tema del frontalierato in telelavoro Vitta ha spiegato che “sarà necessario che le due parti discutano per avere un quadro di riferimento stabile e sicuro anche in futuro”.

Ieri per le relazioni italo-svizzere è stata una giornata importante: tra Berna e Roma verranno archiviati definitivamente alcuni capitoli della storia, così come delle incomprensioni tra i due Paesi. Al termine di un colloquio fra Karin Keller Sutter e l’omologo italiano Giancarlo Giorgetti è infatti stato annunciato che l’Italia toglierà la Svizzera dalla propria black list, chiudendo così un capitolo mai del tutto compreso dalla parte elvetica. Un pezzo di storia iniziato nel 1999, quando si dipingeva la Svizzera non solo come un paradiso fiscale, ma anche come un covo di evasori fiscali. Uno scenario che in questi 25 anni è però cambiato molto, e ne è un esempio concreto l’addio della Svizzera al segreto bancario deciso nel 2017. Tema a cui va aggiunto il telelavoro dei frontalieri, che proseguirà in maniera transitoria fino a fine giugno.

Effetto marginale

L’annuncio di ieri, oltre che avere un importante valore simbolico, a livello operativo e quotidiano “avrà un effetto molto marginale”, ci ha spiegato il direttore del DFE Christian Vitta, specificando che “è chiaro che nei rapporti istituzionali di vicinato era importante essere tolti da questa lista perché da tempo ritenevamo l’inserimento della Svizzera ingiustificato”.

Accordo frontalierato in telelavoro

Quanto annunciato a Berna comprende anche la rinuncia del prolungamento del regime straordinario sul telelavoro dei frontalieri: grazie anche all’intervento svizzero, l’Italia ha deciso di fare retromarcia. Il regime, lo ricordiamo, era stato introdotto durante la pandemia ma proseguirà in maniera transitoria fino al 30 giugno: due mesi durante i quali si cercherà di trovare un accordo definitivo. “Sono alcuni mesi di spazio che viene lasciato, ma bisognerà poi vedere quale sarà la soluzione definitiva”, ci spiega Vitta. Fine giugno è ormai vicino, di conseguenza sarà necessario “avere delle indicazioni su quali sono gli indirizzi nella soluzione che si prospetta definitiva”. Ma sul tema il direttore del DFE resta cauto, “perché questo prolungo era qualcosa già nell’aria”; se le due parti vogliono discutere “dovranno prendersi il tempo necessario e non lasciare un margine di incertezza”. Si parla però di un prolungo "di alcuni mesi, quindi il tema andrà affrontato fra i due Paesi in maniera celere per avere un quadro di riferimento che sia sicuro e stabile nel tempo”, ha concluso Vitta.