
“Delle 30 mucche arrivate qui a Mendrisio ne sono state vendute 4. Ma a quest’ora, 20 anni fa, ne sarebbero restate meno della metà”. Così ci dice verso mezzogiorno un contadino, incontrato al mercato del bestiame che segna l’inizio della fiera di San Martino. “Molte aziende sono state chiuse e il commercio non è più quello di una volta”. “Ma non tutto è perduto e anche se ridimensionato, il commercio di bestiame resisterà anche nei prossimi anni”, aggiunge Andrea Zanini della Gioventù Rurale del Mendrisiotto. La Gioventù è in un certo senso l’anima della fiera; l’entità che si impegna a salvaguardia della tradizione per offrire ogni anno al vasto e fedele pubblico di San Martino un tuffo nell’atmosfera della vita contadina. L’inevitabile implosione del mercato di bestiame è compensata a San Martino da un piacere che non svanisce: quello di migliaia di persone che ne approfittano per tuffarsi tra i colori, gli odori e i sapori della terra. Certo, il folclore non basta a sollevare le sorti del commercio di bestiame; un commercio ridimensionato sì, ma pur sempre vivo. La fiera di San Martino con gli animali, le giostre, le bancarelle con decine e decine di prodotti gastronomici e la possibilità di degustare vini ticinesi resta aperta fino a domenica sera. [email protected]
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