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Ticino
Visita al centro di registrazione
Redazione
15 anni fa
La portavoce dell'Ufficio federale della migrazione Marie Avet stamattina era a Chiasso. "Preso atto delle richieste del Cantone"

E' tutto pieno. Non c'è più posto. Nuovi arrivi e nuove partenze, pelli più chiare o più scure non cambiano le cose al Centro di registrazione di Chiasso. Da qui non si muovono le solite fragili speranze di chi è fuggito da un paese in fiamme e ha viaggiato come clandestino per intere settimane. Ora aspetta parcheggiato giù al confine, dove anno dopo anno si scrive un capitolo di tutte le emergenze umanitarie del mondo. Oggi al centro di Chiasso gli africani sono pochi ed è negli occhi di molti tunisini che si incontra lo sguardo del rifugiato, quello sguardo alla "io speriamo che me la cavo", per usare le famose parole di quel bambino napoletano. Ora i tunisini hanno un letto, pasti assicurati, una doccia. Sul piano pratico devono preoccuparsi solo dei soldi per le sigarette e una scheda telefonica. Ma nessuno parla e si comporta come se ormai avesse già messo un piede in Paradiso. Hanno lasciato l'inferno, ma ora manca tutto il resto. Nella struttura più chiusa e sorvegliata della fascia di confine, non c’è occhio che nasconda la tensione: che sarà della mia domanda d'asilo, quando e dove verrò trasferito, preoccupazioni che impregnano i muri del centro. I desideri sono quelli di sempre, anche se detto così sembrano banali: un lavoro, una famiglia, qui o in Germania è uguale, non conoscono bene le differenze. Sperano solo di inserirsi in una società democratica e, come noi, esistere. Questo ha visto con i suoi occhi, stamattina, la portravoce dell’Ufficio federale della migrazione Marie Avet, accompagnata dal direttore del centro di registrazione Antonio Simona. Ha appreso delle rivendicazioni formulate ieri a Berna dal Consiglio di Stato: un ripensamento delle azioni fin qui intraprese e strutture adeguate per assorbire i flussi migratori. Interrogata sulla richiesta del cantone, per ora Marie Avet si limita a rispondere così: "Il centro di Chiasso è al completo. Va detto che è il più piccolo della Svizzera, quindi effettuiamo molti trasferimenti in altri centri dipo Basilea o Kreuzlingen. Abbimao aperto protezioni civili. Ora dipende da quanta gente arriverà nei prossimi mesi. Pensiamo da 200 a 700 domande d'asilo al mese. Per nuovi posti, siamo in contatto con l'esercito e i cantoni, che dovranno fare uno sforzo comune".Matteo Bernasconi

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