
"Dietro l’apparente leggerezza del digitale si nasconde un universo fatto di infrastrutture, risorse naturali e lavoro umano". Potrebbe essere riassunto così il punto di partenza di “Virtualità Materiali”, la mostra ospitata alla Limonaia di Villa Saroli, a Lugano, fino al 22 novembre. L’iniziativa nasce dal progetto europeo INCA che coinvolge università e centri di ricerca europei, tra cui la SUPSI. Attraverso un percorso immersivo e multisensoriale, l’esposizione invita a riflettere su ciò che di solito non si vede: la materia che rende possibile la connessione.
Arte e ricerca, un dialogo possibile
Sei installazioni, nate dall’incontro tra ricercatori e artisti, raccontano la fisicità del virtuale con linguaggi diversi. “Abbiamo costruito una residenza comune – spiega Niccolò Cuppini, docente-ricercatore SUPSI – dove, per una settimana, arte e ricerca si sono intrecciate per dar vita a queste opere.” Il risultato è un’esperienza che unisce analisi sociale e suggestione estetica, capace di coinvolgere pubblici diversi: dai bambini del nido, con il Piccolo Circuito, fino agli studenti delle scuole e dell’università. Ogni installazione apre una finestra su un aspetto del digitale nascosto: dai cavi sotterranei che fanno funzionare la rete alle risorse minerarie che alimentano i dispositivi.
Un invito a guardare diversamente
Il cuore del progetto è la consapevolezza. “Spesso pensiamo che il digitale sia magia – sottolinea Cuppini – ma dietro ogni messaggio, ogni ordine online, c’è lavoro e sfruttamento.” La mostra diventa così un’occasione per interrogarsi sul nostro rapporto con la tecnologia, sulle sue implicazioni sociali e ambientali. Con un linguaggio accessibile e un approccio intergenerazionale, “Virtualità Materiali” non demonizza il digitale, ma lo riporta sulla terra.

