
Erano separati, la compagna era passata da lui solo per prendere alcuni oggetti dei figli. Ma lui, quella sera di luglio dello scorso anno, la rinchiuse in casa, picchiandola e minacciandola di morte. La legò a un attrezzo per l’allenamento ginnico e la costrinse ad atti sessuali. La costrinse anche a telefonare al nuovo compagno per lasciarlo. Solo dopo mezz’ora di violenze la donna è riuscita a fuggire, calandosi nuda dal terrazzo e rifugiandosi da una vicina.
Per questo episodio, ma anche per anni di botte alla compagna e ai figli, il 56enne, ex insegnante, è a processo per una lunga lista di imputazioni, tra cui spiccano coazione, coazione sessuale, sequestro e rapimento.
Vi sono poi una serie di reati paralleli. L’uomo infatti avrebbe riciclato circa 140mila franchi per un amico. Soldi che erano stati sottratti alle AIL, per cui il sodale lavorava. Infine il 56enne deve rispondere di truffe all’assicurazione malattia per circa 50mila franchi. Sottrazione messa in atto in complicità con la moglie che lavorava nel settore.
La procuratrice pubblica Valentina Tuoni ha chiesto una condanna a 5 anni e a un trattamento ambulatoriale. L’uomo, difeso dall’avvocata Sabrina Aldi, contesta tutte le accuse, ammettendo solo qualche schiaffo. Ammette anche di aver legato la donna all’attrezzo ginnico, ma solo per tranquillizzarla. Nega invece qualunque implicazione nei reati finanziari, di cui dice era all’oscuro.
La difesa, sostenuta dall’avvocata Sabrina Aldi, ha chiesto il proscioglimento dell’uomo per il principio in dubio pro reo. Subordinatamente una condanna inferiore ai tre anni, perché se i fatti fossero stati commessi come descritto dall’accusa, l’uomo ha agito in preda alla commozione per la fine della relazione con l’ex compagna. La sentenza è attesa per le 16.30.
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