
Ricorre oggi la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un appuntamento che segna l’inizio della campagna di prevenzione sul tema della durata di 16 giorni. Una lotta – quella contro la violenza domestica, sessuale, di genere ma anche psicologica – quanto mai più attuale. ‘’La situazione sta peggiorando’’, ha sottolineato il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, invitando a prevedere "azioni urgenti per ottenere giustizia e responsabilità". Insieme a Maria De Corrado, membro del collettivo ‘’Io l’8 ogni giorno’’, abbiamo tracciato un quadro della situazione. “La situazione in Svizzera non è tanto rosea”, commenta ai microfoni di Ticinonews. “Anche se alcune cose si stanno muovendo e alcuni ambiti istituzionali stanno facendo dei passi nella direzione di sensibilizzare sul tema. Mancano però le basi di servizi che possono essere utili alle donne nei momenti in cui ne hanno bisogno. Per esempio, l'anno prossimo verrà attivato un numero unico in tutta la Svizzera. Inoltre, anche le farmacie diventeranno dei punti di ascolto per le donne che decidono di denunciare o chiedere aiuto in caso di violenza sessuale, domestica o assistita nel caso in cui siano coinvolti dei bambini”.
Cosa fare
Quali dunque gli strumenti o le iniziative per agire nell’immediato? Secondo De Corrado ci vogliono dei centri territoriali di accoglienza e ascolto, in cui possano essere fatti i primi approcci. “Le donne devono sentirsi libere di arrivare, senza essere obbligate a denunciare. Inoltre, ci vuole un coordinamento, una sorta di triage anche telefonico, dove una donna, quando chiama perché è in una situazione di emergenza, scatta automaticamente tutta una serie di segnalazioni a ospedali, polizia, case di accoglienza e tutti i servizi correlati. Ci vuole poi la formazione del personale, che deve essere preparato e al femminile. Su quest'ultimo punto siamo abbastanza intransigenti".

