
Quante donne si tolgono la vita per sfuggire alla violenza? È la domanda, tanto scomoda quanto poco esplorata, attorno alla quale ruota l'interpellanza urgente depositata oggi in Gran Consiglio da Sara Beretta Piccoli, cofirmata da Massimo Mobiglia. Un atto che punta i riflettori su quello che la deputata definisce «un fenomeno invisibile da portare alla luce».
L'urgenza, spiega l'interpellanza, è motivata dal recente femminicidio avvenuto a Faido, che ha scosso l'opinione pubblica e riportato al centro del dibattito la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di analisi della violenza di genere.
Accanto ai casi in cui la violenza culmina nell'uccisione della vittima, l'atto richiama l'attenzione su un'altra possibile conseguenza estrema: il suicidio della donna dopo un lungo periodo di maltrattamenti, coercizione, controllo, violenza psicologica, economica, fisica o stalking. Diversi studi, ricorda l'interpellanza, evidenziano come le donne esposte a violenza da parte del partner o dell'ex partner presentino un rischio significativamente più elevato di depressione, disturbo post-traumatico da stress, comportamenti autolesivi e ideazione suicidaria. In molti casi, il suicidio può rappresentare l'esito finale di una situazione di violenza protratta nel tempo, fatta di isolamento, perdita dell'autonomia, paura e assenza di prospettive.
A livello internazionale si sta sviluppando una riflessione sul riconoscimento e sul monitoraggio dei cosiddetti «suicidi indotti» o «suicidi correlati alla violenza di genere», quale manifestazione estrema della violenza maschile contro le donne. Manca però, ad oggi, una definizione giuridica condivisa e una classificazione statistica ufficiale che assimili questi casi al femminicidio. Né in Svizzera né in Ticino, sottolinea la deputata, esistono statistiche che permettano di stabilire quanti suicidi di donne siano preceduti da episodi di violenza domestica o di genere.
Da qui le cinque domande rivolte al Consiglio di Stato. Beretta Piccoli chiede se il Governo sia a conoscenza di studi scientifici, nazionali o internazionali, sul tema; se esistano statistiche o rilevazioni in grado di identificare tali casi; e se il Cantone disponga di dati che consentano di correlare i suicidi femminili con precedenti denunce per violenza domestica, misure di protezione, interventi di polizia o prese a carico da parte dei servizi sociali o sanitari.
Qualora questi dati non fossero disponibili, l'interpellanza chiede se il Governo ritenga opportuno promuovere uno studio – anche in collaborazione con la Confederazione, le università o altri istituti di ricerca – per comprendere la possibile correlazione tra violenza di genere e suicidio. Infine, se una migliore raccolta e analisi di questi dati possa contribuire a rafforzare le strategie cantonali di prevenzione e di tutela delle vittime.

