
“È ora che le autorità chiamino le cose con il loro nome”. È il titolo scelto qualche giorno fa dalla NZZ per riaprire il dibattito sulla violenza domestica e sul peso dell'origine degli autori. Gli uomini stranieri sono più numerosi tra gli accusati di violenza domestica rispetto agli uomini svizzeri e riconoscerlo, secondo il quotidiano, non significherebbe fare xenofobia, ma affrontare il fenomeno. Nel 2023, secondo i dati federali, gli stranieri accusati di reati di violenza domestica sono stati circa 6 mila, contro i 4800 cittadini svizzeri. Numeri che emergono anche dal rapporto federale sulla violenza domestica nel contesto migratorio, pubblicato nel gennaio 2026, secondo cui le persone con un passato migratorio risultano sovra rappresentate nelle statistiche di polizia, sia tra le vittime sia tra gli autori. Nel caso delle coppie ancora insieme, le donne straniere vengono registrate come autrici di violenza domestica 4,3 volte più spesso delle donne svizzere. Per gli uomini il rapporto è di 3,9 volte.
I dati del Ticino
Anche i dati ticinesi permettono di guardare al fenomeno più da vicino. Nel 2025 sono stati 1018 gli interventi per violenza domestica: nel 41% dei casi si trattava di coppie composte da due svizzeri, nel 31% da due stranieri e nel 28% da coppie miste. Se si considerano invece i 172 casi con reati perseguibili d'ufficio, le proporzioni cambiano: 28% coppie svizzere, 31% coppie straniere e 41% coppie miste. Per queste ultime, però, non è possibile stabilire dai dati disponibili se l'autore sia svizzero o straniero. Il dettaglio è stato richiesto, ma non è stato possibile ottenerlo. Un elemento che potrebbe quindi modificare le percentuali relative all'origine degli autori. I numeri vanno inoltre rapportati alla composizione della popolazione residente permanente in Ticino: 253.361 svizzeri e 105.542 stranieri, questi ultimi pari al 29,4% del totale.
Due letture del fenomeno
È proprio sull'interpretazione di questi numeri che si apre il confronto. La NZZ accusa una parte della sinistra e alcune autorità, in particolare a Zurigo, di non voler riconoscere il peso dell'origine degli autori, anche per ragioni legate al dibattito sull'immigrazione. Tra gli esempi citati dal quotidiano c'è la campagna contro la violenza domestica lanciata dalla città di Zurigo, realizzata soltanto in tedesco. Una lettura che la copresidente del PS Laura Riget definisce «semplicistica perché la violenza di genere è legata ad una mascolinità tossica e non all'origine dell'autore». Ma se l'origine non può essere considerata una spiegazione sufficiente del fenomeno, resta la domanda su come intervenire quando gli autori sono stranieri. Secondo la copresidente del PS «la violenza di genere commessa dagli stranieri si combatte nello stesso modo in cui si combatte quella degli autori svizzeri con misure e risorse di prevenzione»

