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Cantonali 2023
Vincitori e vinti, il commento dei quotidiani
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
3 anni fa
Le prime pagine dei giornali dedicano ampio spazio ai risultati delle elezioni cantonali, da cui emerge un Parlamento sempre più frammentato.

Le urne hanno parlato e oggi è tempo di bilanci dopo una campagna elettorale che è stata più volte definita piatta. I principali quotidiani ticinesi parlano di un Gran Consiglio sempre più frammentato, con l'entrata di nuovi partitini che complicheranno ulteriormente i lavori parlamentari. Il focus è anche sulla Lega, che è crollata nel Parlamento dei piccoli.

I partitini

Le tre nuove forze in Parlamento - Avanti con Ticino&Lavoro, HelvHethica Ticino e Verdi liberali - "vanno a rafforzare a quota 12 quella variabile che complica sì l'attività e le scelte politiche, ma con la quale si dovrà imparare a convivere, almeno fino a quando si troverà il coraggio di cambiare il sistema elettorale", scrive Gianni Righinetti nell'editoriale sul Corriere del Ticino. Per il vicedirettore del giornale una soglia di sbarramento non appare però una scelta efficace alla luce delle scelte degli elettori, "che vanno rispettate e non aggirate". Anche La Regione, nell’editoriale firmato da Andrea Manna e Jacopo Scarinci, ritiene che trovare soluzioni e compromessi in un Parlamento così frammentato sarà un’impresa ardua. Ma l’entrata dei nuovi è la dimostrazione che "le vecchie risposte ai nuovi problemi non vengono più percepite come credibili". Spetterà ai partiti storici decidere se questa è un'opportunità da cogliere "per ristabilire quel contatto con la popolazione che oggi evidentemente manca" o un pericolo da abbattere.

Il crollo della Lega e la crescita dell’UDC

Spazio poi al grande sconfitto della giornata, la Lega, che ha perso ben 4 seggi. Entrambi i quotidiani fanno leva sulla mancanza di nuovi leader e sulla linea non chiara tra barricadera e governativa. "Se in via Monte Boglia non si inventano qualcosa, se dal Mago Otelma non arrivano consigli e proposte, il movimento fondato da Giuliano Bignasca ha il destino segnato: quello di essere fagocitato, in un futuro neanche tanto lontano, dall'Udc cantonale, guidata da quel Marchesi che nella corsa al Consiglio di Stato si è piazzato al terzo posto, davanti a Boris, figlio del Nano", scrive La Regione. L’avanzata dell’UDC, che ha guadagnato due seggi, è “certamente il risultato di un travaso di voti a destra”, sottolinea Righinetti, “ma è il segnale che con Marchesi il partito si è reso più credibile e ficcante quanto basta per incarnare il ruolo di pungolo nella spesso compassata politica ticinese”.

La perdita di terreno del PLR

Tutti i partiti in Governo, ad eccezione de il Centro, sono arretrati, a partire dal PLR che ha perso due seggi. Per La Regione la virata a destra impressa dalla presidenza non è piaciuta all'elettorale radicale e l'essersi avvicinato tanto all'UDC “non è stata una tattica pagante”. Anche per il Corriere il presidente Alessandro Speziali, al suo primo appuntamento con le cantonali, “non ha di certo impressionato”. La campagna “scialba” nella corsa al Governo (salvata dall’eccezionale voto personale di Christian Vitta) “ha mostrato un partito magari con tante idee in potenza, ma poche in pratica”.

Il flop di PS e Verdi

Ampio risalto viene poi dato al flop dell’area rosso verde. Nonostante sia stato salvato il seggio in Governo, sia PS che Verdi hanno perso un deputato ciascuno. “Il processo in casa PS si è già aperto e l’ostentata difesa del cosiddetto «progetto rossoverde per il futuro» non regge ormai più e sarebbe bene smetterla di affermarlo, pena uno smacco (se possibile) ancora maggiore”, scrive Righinetti, secondo cui la copresidenza Laura Riget e Fabrizio Sirica “pare già indirizzata mestamente al capolinea”. Anche La Regione punta il dito contro la lista unitaria "concepita su misura per Marina Carobbio", e quindi priva di competizione interna, che non ha mobilitato l'elettorato, ma anzi lo ha dirottato in parte "verso la creatura politica della 'rifiutata' Amalia Mirante".

Il Centro, unico vincitore dei partiti storici

Il Centro è invece riuscito a mantenere le sue posizioni, diventando il secondo partito. "Pochi temi ma buoni - imposte di circolazione, i radar, la lotta alle molestie e agli abusi - così come la convivenza tra destra economica e ala sindacale/sociale hanno contribuito a far raggiungere un buon risultato al partito di Fiorenzo Dadò", scrive la Regione. Un partito che ora potrà provare a stringere alleanze con le nuove forze politiche appena entrate. Anche Righinetti fa un plauso all'ex PPD. Terminare con saldo zero "di questi tempi non è poco guardando a quanto avvenuto all'interno degli altri partiti di Governo".

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