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Villa Violetta, la difesa strapazza l’atto d’accusa
Villa Violetta, la difesa strapazza l’atto d’accusa
Villa Violetta, la difesa strapazza l’atto d’accusa
Redazione
11 anni fa
Chiesta l'assoluzione per i cinque imputati coinvolti nella vendita fraudolenta della villa

Pagina dopo pagina hanno fatto a pezzi l’atto d’accusa di Arturo Garzoni. Un lavoro iniziato ieri da Tuto Rossi e Monica Marazzi e concluso oggi dai legali dei tre principali imputati Luigi Mattei, Mario Molo e Fulvio Pelli hanno mostrato un quadro che ridimensiona notevolmente le responsabilità di ognuna delle persone coinvolte nella vendita di Villa Violetta.

L’oneroso edificio di Castagnola di cui la proprietaria decise di disfarsi, una decina di anni fa, senza però riconoscere all’ex marito la giusta parte del ricavo. Così spuntarono due contratti, uno con il prezzo di vendita inferiore a quello reale, 6 milioni e mezzo di franchi anziché 9, e uno per il mobilio da 2 milioni e mezzo.

Fatti riportati in un atto d’accusa che Fulvio Pelli ha definito incredibile; confuso, prolisso e incapace di chiarire agli imputati di cosa vengono accusati.

“Sono molto arrabbiato col procuratore”, ha detto Pelli, in difesa del fiduciario che è stato indicato dalla pubblica accusa come la mente dell’intera operazione. Non ci sono prove. Non ci sono reati per i quali possa essere condannato, ha detto Pelli su Sandro Guggiari, colui che – citiamo - al pari dell’ex deputato Yasar Ravi ha pagato più di tutti per questa vicenda.

Secondo Pelli tutti gli imputati vanno prosciolti dall’amministrazione infedele: Villa Violetta non è stata liquidata per due soldi, il prezzo di vendita era all’altezza del patrimonio, quindi non vi fu reato.

Quanto a Ravi, persino Pelli si è chiesto cosa ci facesse sul banco degli imputati. E’ stato il suo legale Luigi Mattei a chiarire in mattinata la posizione del suo assistito, spiegando che Ravi parla inglese e fu coinvolto con la richiesta di redigere i contratti in due lingue. Ma che questo non vuole ancora dire che fosse a conoscenza del quadro complessivo dell’operazione. Non falsificò i documenti, non poteva prevedere la frode fiscale, non fornì alcun aiuto e, ha concluso Mattei, l’istigazione vi fu ma solo nella fantasia del procuratore.

Anche il notaio è stato trascinato ingiustamente nel procedimento. A dirlo l’avvocato Mario Molo. Non vi sono prove per sostenere che fu consapevole del raggiro. Dure critiche al procuratore, anche dall’avvocato Molo, per aver ignorato – citiamo – tutte le prove a discolpa degli imputati pur di far passare le sue tesi accusatori.

Nelle prossime settimane il giudice Mauro Ermani comunicherà la sentenza alle parti.

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