
Vigne e ronchi da sempre fanno parte del patrimonio paesaggistico ticinese. Ma non solo, sono anche un patrimonio culturale, e qui il pensiero va al Merlot. Un vino che negli ultimi anni ha conosciuto un’evoluzione qualitativa non indifferente, grazie alla professionalità dei produttori. Questi produttori possono creare un buon vino partendo da una buona base. L’uva. Un’uva che rischia di essere sempre meno nel nostro cantone. Non è ancora un grido di allarme, per carità. Ma quanto si sente in giro e quanto è già avvenuto potrebbe essere di cattivo auspicio per i mondo vinicolo ticinese. Siamo nel Bellinzonese, per la precisione a Carasso. Sopra la frazione sulla sponda destra del Ticino sono numerosi i filari che si possono ammirare. Ronchi che da più di un secolo sono curati amorevolmente. Una volta, in basso, c’erano anche le vigne.Ma queste stanno lentamente scomparendo per far spazio a palazzine e case. Il terreno diventa sempre più raro. Dopo la costruzione dei ripari fonici, sull’A2, ben camuffati dalla vegetazione, la zona è diventata molto appetita. Carasso è un bel posto. Ora è anche migliore. I ronchi dicevamo. A settembre, tempo di vendemmia, è un brulicare di gente che va e viene. Qualcuno ha la fortuna di avere una sorta di cascina, dove potersi riposare e fare festa a lavori terminati. Prima, decenni fa, si saliva e scendeva con le gerle piene di grappoli in spalla, passando per sentieri anche impervi. I tempi moderni hanno portato alla costruzione di una strada che ha notevolmente migliorato le “condizioni di lavoro” di tutti questi appassionati dell’uva. Poi, nella maggior parte dei casi, l’uva la si consegna alle cantine sociali, dalle quali poi escono i prodotti che tutti conosciamo. Ma il paesaggio sta mutando. Qualche filare sta sparendo. Non si tratta di speculare. Il terreno, in quella zona, non è ancora così bramato. Ci sono vincoli di costruzione. E allora come mai qualche ronco inizia a sparire? Chi ci racconta la storia è un patrizio di Carasso, di una di quelle famiglie storiche della zona. “Ho ottant’anni. Comincio ad essere stanco. Se non trovo nessuno che vuole continuare a seguire il ronco, lo “strapperò” tutto”. Ma come? Nessuno interessato? “I miei figli non sono interessati e quindi non rimane nessuno a curarlo. Spero di trovare qualcuno che abbia voglia di continuare. Quella del 2013 potrebbe essere l’ultima vendemmia”. Un grido d’allarme isolato? Non tanto. “Qui sotto – e ci indica un terreno brullo, ma che porta ancora evidenti segni di una piantagione che fu – hanno eliminato tutto. Il proprietario ha la mia età e anche lui era stufo. Come me, non ha nessuno interessato a continuare”. È questo il destino che attende i nostri ronchi? Quando arriverà Alptransit quei terreni potrebbero diventare molto interessanti per chi vuole vivere in Ticino e lavorare a Zurigo. Qualche svizzero-tedesco potrebbe optare per questa scelta. In un’ora e mezza da Bellinzona si arriva a destinazione. Lo scenario sarebbe anche plausibile. Speriamo che quanto raccontato sia solo un caso isolato. Il vino ticinese è tale anche grazie alle decine di appassionati che coltivano la vite. Un domani dovremo importare anche l’uva? [email protected]
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