
Nonostante i 60 miliardi garantiti dalla Confederazione a causa dell’epidemia di coronavirus i licenziamenti e i dati sulla disoccupazione sono in aumento. Questo è quanto denuncia il Partito Comunista in un’iniziativa parlamentare generica in cui chiede di definire una base legale che possa vietare i licenziamenti durante il periodo in cui il Consiglio di Stato dichiari lo stato di necessità o di pubblica calamità.
“Gli aiuti previsti per fronteggiare la crisi dovrebbero essere atti a salvaguardare i posti di lavoro e a garantire il pagamento dei salari, non certo per aumentare produttività e margini di profitto come appare evidenti nei casi citati” tuonano Massimiliano Ay e Lea Ferrari.
L’articolo 336c del Codice delle obbligazioni – spiegano – “regola ad esempio la disdetta in tempo inopportuno da parte del datore di lavoro, elencando già una serie di circostanze che impediscono di fatto il licenziamento per un lasso di tempo prestabilito”. Il Cantone, dunque, sarebbe “legittimato ad emanare norme di diritto pubblico in concorso con il diritto privato federale” e, concludono: “Anche se l’attuabilità giuridica della proposta rimane controversa, riteniamo sussistano i margini sufficienti per poterla avanzare ed affrontare anche nel merito”.
Ascolta l’intervista di Radio3i a Lea Ferrari
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