
Lo scorso ottobre il Consiglio di Stato aveva bocciato una mozione presentata dal deputato leghista Boris Bignasca che chiedeva di non esporre più il vessillo dell’Unione europea sugli edifici cantonali e comunali il 5 maggio, invitando il parlamento a fare lo stesso.
Quelle della bandiera dell’UE è da sempre stato un tema caldo della politica cantonale ma non solo. Nel 2010 l’allora consigliere nazionale Oskar Freysinger (UDC) aveva addirittura inoltrato una mozione al Consiglio federale. Invano.
Su questa materia il Consiglio di Stato ticinese si era già espresso rispondendo ad un’interpellanza del 13 maggio 1998 degli allora deputati Ulrico Feitknecht e Gianfranco Soldati e su un’interrogazione del 13 maggio 2008 dell’allora deputato Lorenzo Quadri. In entrambe le occasioni, il Governo aveva osservato che l’atto simbolico si riferisce alla commemorazione della costituzione – in quel giorno del 1949 – del Consiglio d’Europa con sede a Strasburgo, del quale la Svizzera fa parte dal 1963. L’esposizione della bandiera europea in quella data è richiesta (non imposta, ndr) ogni anno con circolare dal Consiglio federale ed è prescritta dal regolamento sul protocollo cantonale del 20 novembre 1991.
“Il senso e la portata di questo omaggio è stato ampiamente illustrato e spiegato in passato, puntualmente ripreso dagli organi d’informazione e si giustifica tuttora – anche dopo il voto del 9 febbraio 2014”, si legge nel rapporto del Consiglio di Stato.
La palla passa ora ai relatori designati dei due rapporti: il deputato indipendente Jacques Ducry e il deputato democentrista Tiziano Galeazzi, favorevole alla mozione di Bignasca.
Per Galeazzi l’attuale bandiera è ingannevole in quanto è usata da due istituzioni e due identità giuridiche diverse. "Dal 1949 è la bandiera del Consiglio d’Europa ma in seguito anche l’UE l’ha fatta sua. C’è un’identificazione non chiara tra le due istituzioni, e considerando che la maggioranza del popolo ticinese non ne vuole sapere dell’Unione europea...”.
"Per una volta non siamo noi svizzeri a farci imporre le cose dall Europa. Però se il Consiglio d'Europa dovesse stampare una sua bandiera non ci sarebbero problemi”.
Opposto a Galeazzi, dicevamo, c’è il deputato e presidente del Nuovo movimento europeo svizzero (Numes) Jacques Ducry, che si esprimerà più avanti, al momento dei lavori. Se ne riparlerà quindi il 12 gennaio.
Scintille in vista, chi vedrà le... stelle?
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

