
“Prevedo, tra gennaio e giugno, di vendere l’attività. Non è più sostenibile”. Esordisce così Antonio Berardi, titolare dell’omonima boutique di gioielleria e orologi in via Nassa, intervistato da Teleticino: “È più di un anno che pago la quota dell’affitto con i miei fondi privati, senza toccare quelli della ditta. Dover vivere un altro anno di “passione”, come la chiamo io, non è tollerabile”. Il Berardi 1999 alza bandiera bianca, ma è solo uno dei sintomi della profonda difficoltà in cui versa la via più rinomata di Lugano, colpita dalle chiusure dei negozi di beni non essenziali e dalla pandemia in generale.
Gli aiuti? 950 franchi al mese
“Gli aiuti economici non sono bastati”, spiega Berardi, “personalmente, si parla tantissimo di dumping salariale e di dare un salario minimo dignitoso alla popolazione. Nel mio caso, come singola persona, mi è stata data una retribuzione di 950 franchi mensili. La pandemia ha fatto traboccare il vaso, nessuno poteva prevederla e la situazione non è colpa di chi chiede gli affitti o di chi non vende i prodotti... il problema è che la gente non passa davanti alle vetrine”.
Difficoltà diffuse, anche Les Ambassedeurs se ne va
Pochi in via Nassa hanno voluto parlare con la troupe di Teleticino, ma le difficoltà colpiscono tutti, come dimostrato dalla partenza di “Les Ambassedeurs”, anticipato ieri dal Corriere del Ticino. “Qui si sapeva di questa notizia da 4-5 giorni”, dichiara Berardi, “mi rincresce perché se esce un partner commerciale così importante vuol dire che c’è ancora meno gente che sarà interessata a visitare questa via”.
Tamborini: “La situazione lascerà il segno”
Addio di Les Ambassedeurs che è stato un fulmine a ciel sereno per Mario Tamborini, Segretario dell’Associazione via Nassa Mario Tamborini: “A noi sembrava che, dopo il lockdown di marzo-aprile, l’attività commerciale fosse ripresa abbastanza bene. Non conosciamo le motivazioni ma presumibilmente come in tutto il mondo i grossi marchi stanno rivedendo i loro posizionamenti e le loro strategie. La situazione lascerà il segno”.
“Gli aiuti non salvano dal disastro”
Qualche lume di speranza c’è ancora, come l’arrivo di Kartell, ma in questi giorni si parla di un possibile inasprimento delle misure: “La chiusura dei negozi non è mai sostenibile”, dichiara Tamborini, “ma se è necessario si fa. Ormai abbiamo fatto di tutto e di più. Per quanto riguarda il sostegno del governo, questo aiuta ma non salva dal disastro”. Intanto, la soluzione di Berardi per rientrare almeno in parte è svendere: “Se però vendo i prodotti a prezzo di costo non ho un utile operativo, quindi continuerò a pagare i costi fissi con le sostanze private”.
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