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Ticino
Via libera al credito da 100 milioni per le Officine
Via libera al credito da 100 milioni per le Officine
Via libera al credito da 100 milioni per le Officine
Redazione
8 anni fa
Il Gran Consiglio ha dato luce verde al messaggio da 100 milioni con 58 voti favorevoli, 10 contrari e 12 astenuti

Dopo oltre 4 ore e mezza di discussioni e molti "mal di pancia" e "nasi turati" di diversi deputati il Gran Consiglio ha infine dato luce verde con 58 voti favorevoli, 10 contrari e 12 astenuti al credito da 100 milioni per le Nuove Officine di Bellinzona, che segue dunque quello di 20 milioni di franchi concesso dal Consiglio comunale di bellinzona lo scorso ottobre.

Oltre al suddetto credito per la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale per la manutenzione leggera e pesante dei treni FFS - che dovrebbe sostituire le Officine di Bellinzona, teatro dello sciopero di 10 anni fa per salvarle dalla chiusura - il relativo messaggio governativo prevede anche un contributo di 500'000 franchi al Comune di Bellinzona per lo svolgimento del mandato di studio in parallelo relativo all’attuale sedime e una delega al Consiglio di Stato per stipulare una Convenzione tra Cantone e Città che regoli i rapporti di collaborazione nell’ambito della pianificazione e della realizzazione di un progetto di sviluppo urbanistico per l’attuale comparto delle Officine.

Prima della votazione i deputati hanno respinto con 46 voti contrari, 21 favorevoli e 3 astenuti la proposta del deputato MPS Matteo Pronzini, presentatosi con la bandiera del comitato Giù le mani dalle Officine sulle spalle, di rimandare la trattanda vista la decisione di non discutere il dossier insieme all’iniziativa “Giù le mani dalle officine” (che approderà sui banchi del GC solo a febbraio).

La discussione in GC

“I contrari alle nuove officine ribadiscono che, essendo il traffico merci su rotaia in aumento, si dovrebbero continuare a eseguire le manutenzioni delle locomotive cargo, affermazione corretta, se non vi fosse il problema che questo mercato è in continua evoluzione e che oggi le lo locomotive cargo non vengono più acquistate in proprietà ma vengono prese in leasing, pertanto sono le società proprietarie che decidono ove viene eseguita la manutenzione, e questo spesso all’estero dove i costi sono inferiori. In questi mesi ne abbiamo viste e sentire un po’ di tutti i colori tante belle idee ma ricordo che la necessità concreta e impellente è quella di una nuova officina da costruire entro il 2026”, ha dichiarato il co-relatore del rapporto Henrik Bang (PS), portando l’adesione quasi unanime del gruppo socialista “a questo nuovo progetto di moderna officina che garantirà almeno 200-230 posti”.

“Affrontando il tema del sedime posso comunicare che verranno acquisite solo le superfici necessarie per la realizzazione del progetto. Buona parte dei terreni di Castione sono pregiati essendo terreni SAC e le FFS hanno ribadito la loro intenzione di compensare i terreni agricoli in modo reale”.

Bixio Caprara (PLR), secondo co-relatore, ha lodato lo sciopero del 2008 “senza il quale la discussione odierna non sarebbe possibile. I bisogni mutano e non esiste nessun diritto del Ticino a mantenere un’Officina - ha rammentato - La manutenzione pesante potrebbe tranquillamente essere trasferita Oltregottardo. Grazie ad una soluzione condivisa ed equilibrata, a un progetto sostenibile, si è scongiurata la chiusura. Per la maggioranza commissionale, infine, l’ubicazione di Castione è l’unica in grado di garantire una permeabilità tra la manutenzione leggera e quella pesante, un aspetto che ha soddisfatto le stesse FFS”.

Il terzo co-relatore Daniele Caverzasio (Lega) ha dal canto suo ribadito come questa sia una soluzione pragmatica: “È indubbio che anche per le FFS si tratti di un ottimo affare immobiliare - ha detto, confermando l’adesione del Gruppo della Lega al messaggio - Stiamo costruendo le officine più moderne d’Europa e questo Parlamento, oggi, è chiamato a dare una visione chiara del futuro ai lavoratori e alle loro famiglie”.

“Non basta dire o scrivere ‘Officina più moderna d’Europa' affinché essa si concretizzi davvero - ha ribattuto Pronzini - Oggi ci sono 400 posti di lavoro, domani ce ne saranno 100 e votando questo messaggio votate per una soppressione di 300 impieghi. Superate voi stessi quando dite che il Ticino non ha diritto di avere una struttura industriale ferroviari. Il Ticino fa parte della Svizzera e non nel Burundi, o sbaglio?”

Nel suo intervento il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta ha voluto rassicurare sulla fase transitoria e sulla tutela dei posti di lavoro: “È previsto un minimo di 200-230 collaboratori garantiti e questa cifra potrà crescere se le Officine dovessero funzionare bene. Le FFS, inoltre, si sono impegnate a non licenziare nessuno e a formare i collaboratori per le nuove mansioni richieste”.

“L’attuale ubicazione delle Officine nel centro di Bellinzona ha mostrato i propri limiti e le FFS hanno espresso la necessità di trovarne una alternativa entro il 2016. Oggi bisogna trovare un soluzione che garantisca loro un futuro a scapito della chiusura definitiva - ha spiegato Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio (DT) e membro, insieme al collega Vitta, della delegazione del Consiglio di Stato che sin dall'inizio ha seguito le trattative con le FFS e la Città di Bellinzona - Non stiamo regalando nulla e quello che oggi sembra un prezzo caro è in realtà un buon prezzo e questa operazione sarà ricordato come un’operazione lungimirante. L’opzione Monteforno era troppo cara e le Ferrovie non vogliono costruire a Bodio viste le difficoltà di accesso che questa soluzione avrebbe presentato”.

Gli emendamenti e la sorpresa: lo sviluppo dell'ex Monteforno

Dopo aver votato l'entrata in materia sul rapporto (accolta con 60 voti favorevoli, 13 contrari e 8 astenuti) il plenum si è chinato sui vari emendamenti. Due di questi - uno presentato dal leghista Michele Guerra (secondo cui il Governo dovrebbe considerare con le FFS l’ipotesi di edificare la nuova officina presso l’ex-Monteforno di Bodio-Giornico) e uno da Fiorenzo Dadò a nome dell Gruppo PPD (che chiede al Governo di provvedere affinché la scheda 7 del Piano direttore cantonale sia aggiornata in modo che la zona industriale di Bodio-Giornico sia inserita quale polo di sviluppo economico) - sono stati ritirati in quanto accolti dalla Gestione in decreto di legge. Piccolo colpo di scena, dunque, con il Gran Consiglio che ha incaricato il Governo di elaborare un progetto concreto di rilancio per l’intera area ex Monteforno tra Bodio e Giornico.

La discussione si è concentrata sui 3 emendamenti rimanenti. I deputati hanno rifiutato con 34 voti contrari, 30 favorevoli e 11 astenuti l'emendamento del deputato PLR Omar Terraneo a favore del completamento della linea ferroviaria fra Castione e Bodio. In dettaglio l'emendamento intendeva vincolare il versamento dei 100 milioni solo dopo la garanzia da parte delle FFS  di risolvere in tempi ragionevoli il problema dell’incrocio della tra Osogna e Biasca mediante la realizzazione di un collegamento non a livello.

Il plenum ha pure rifiutato con 44 voti contrari, 25 favorevoli e 7 astenuti l'emendamento del deputato socialista Bruno Storni, che propone di specificare che il versamento “verrà liberato dopo che il Consiglio di Stato avrà ricevuto la garanzia dalle FFS che nel nuovo stabilimento prevedano, altre alle manutenzioni leggere e pesanti anche spazi per altre attività di manutenzione nel settore ferroviario FFS o terzi per almeno 150-200 posti di lavoro a tempo pieno oltre ai 230 previsti”).

Infine, i deputati hanno accolto praticamente all'unanimità (78 voti favorevoli e 1 astenuto) del deputato PPD e presidente della Commissione gestione Raffaele De Rosa, secondo cui il Governo deve al più presto avviare delle trattative con le FFS e le autorità federali per ottenere la realizzazione delle opere di completamento della tratta Bodio-Biasca-Castione. 

nic

Altri dettagli nel servizio di TeleTicino delle 18.45

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