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Ticino
'Via dalle black list e il Governo sblocchi i ristorni'
Redazione
14 anni fa
Lo chiedono al Consiglio di Stato le cinque associazioni economiche ticinesi con una lettera aperta

"Lo scorso 29 marzo il signor Luigi Magistro, direttore centrale dell'Accertamento dell'Agenzia delle Entrate italiana ha ribadito pubblicamente che la Svizzera non deve essere tolta dalle black list italiane, adducendo i soliti e purtroppo pretestuosi argomenti. Le associazioni economiche ticinesi intendono fornire alcuni spunti costruttivi ed utili al fine della ricerca di una soluzione al grave problema delle black list italiane. Per questo motivo ci permettiamo di condividere le seguenti considerazioni con il Governo cantonale". E' questa la premessa di una lettera aperta, spedita oggi dalle cinque associazioni economiche ticinesi (Associazione bancaria, Associazione industriali, Camera di commercio, Camera economia fondiaria e Società impresari costruttori) al Consiglio di Stato, relativa alle Black list italiane. "La Svizzera - vi si legge - figura attualmente su quattro black list italiane. Ciò crea non pochi problemi all’economia ticinese. Tali misure sono infatti un ostacolo all’attività economica transfrontaliera, e penalizzano sia le aziende ticinesi, sia le aziende italiane, in pregiudizio dell’intera economia. In generale i disagi riscontrati riguardano la crescente documentazione (attestazioni fiscali, estratti da pubblici registri, partita IVA, bilanci, documenti contabili, attestazioni bancarie, lettere di conferma da parte di autorità,…) richiesta ai partner svizzeri di aziende italiane. Le richieste possono variare a dipendenza dell’operatore italiano. Tutto ciò crea maggiori costi amministrativi, perdita di clientela e rinuncia a stipulare nuovi contratti". E ancora: "L’Italia ha inserito la Svizzera in tali black list in quanto considera il nostro paese fiscalmente poco collaborativo. Concretamente, l’allora ministro Tremonti reputava che la Svizzera dovesse accettare la richiesta italiana di scambio automatico di informazioni a fini fiscali. Ora, va innanzitutto sottolineato, che nemmeno gli standard OCSE impongono uno scambio automatico. Tanto che nessun’altro stato al mondo ha formulato una tale richiesta alla Svizzera. Quindi, riassumendo, la ragione della presenza del nostro paese sulle black list risiede originariamente nel rifiuto della Svizzera di negoziare con l’Italia un accordo bilaterale che prevedesse lo scambio automatico di informazioni". "Ma la situazione nel frattempo - vi si legge ancora - è radicalmente cambiata. Il nuovo presidente del Consiglio Mario Monti ha infatti recentemente affermato che con la Svizzera non bisogna negoziare bilateralmente, a livello di singoli stati, bensì a livello di Unione europea. L’Italia cerca quindi di spostare il tema ad un altro livello. Secondo Roma la questione fiscale con la Svizzera andrebbe risolta in modo multilaterale, passando da Bruxelles. Ma spostando il livello della discussione, l’Italia destituisce di fondamento pure la ragione da lei inizialmente addotta per l’inserimento della Svizzera nelle black list nazionali. Infatti, se la Svizzera non sta negoziando attualmente con l’Italia è perché Roma non vuole farlo a livello nazionale. L’impasse non è più dovuto all’eventuale divergenza sul contenuto di un accordo bilaterale, bensì allo spostamento, chiesto dall’Italia, del livello della trattativa". Secondo le associazioni economiche "questo spostamento di livello insito nel nuovo approccio italiano implica pertanto, a ragion di logica, che non vi siano più misure collaterali a livello nazionale. Concretamente ciò significa che la Svizzera va tolta dalle black list italiane, trattandosi per l’appunto di una misura nazionale motivata inizialmente in un contesto di contatti bilaterali. La cancellazione della Svizzera dalle black list permetterebbe inoltre al Canton Ticino di procedere allo sblocco della parte di ristorni dei prelievi fiscali sui redditi dei frontalieri, ristabilendo una perduta normalità negli scambi economici tra due vicini da tempo integrati". Tenuto conto di tutto ciò "le associazioni economiche chiedono alle competenti autori

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