
Si chiamava Nikola Hadziev il 57enne bracciante macedone morto nei boschi sopra Vergeletto, al centro del giallo dell'estate dopo il ritrovamento di una sua gamba, lo scorso 9 agosto.
Lo rende noto Gianluigi Galli, membro del Gruppo integrazione di Locarno, in un articolo pubblicato oggi sul Corriere del Ticino, dal titolo "Quei resti umani hanno un nome".
"Credo sia ora di dare un nome e cognome ai poveri "resti umani" trovati nella valle di Vergeletto e spendere almeno qualche parola di rispetto verso questa vittima della nostra immigrazione" scrive Galli, spiegando di avere avuto "la fortuna di conoscere" questa persona.
"Nikola Hadziev proveniva dalla regione di Strumica, da giovane aveva studiato matematica all'università, ma le difficoltà del suo paese e della sua famiglia lo hanno portato, già in avanti con gli anni, a intraprendere quella che un tempo di chiamava la via della speranza" racconta Galli. "Nel Locarnese risiede una folta comunità di macedoni. Alcuni di loro, i primi ad arrivare, dopo aver assaggiato il pane duro dell'integrazione, hanno trovato e meritato il successo. Nikola ce l'ha messa tutta ma poi è scomparso in un precipizio della valle Onsernone."
Galli punta poi il dito contro il datore di lavoro di Nikola. "Chi lo ha assunto per pochi soldi, senza darsi la pena di regolarizzarlo, ha messo in conto la sua scomparsa come si fosse trattato di una capra che la sera non rientra nella stalla" scrive. "Nessun allarme, nessuna segnalazione, nessuna ricerca. Il ritrovamento casuale di una gamba ha mobilità le autorità, ma non ha svegliato le coscienze."
"Le coscienze assopite di un cantone che per difendere le proprie prerogative identitarie ("prima i nostri") sta azzerando la cognizione del dolore vissuto dagli altri" prosegue Galli.
"Uno scrittore famoso, che ha soggiornato in quella stessa valle parecchi anni fa, parlando dell'immigrazione aveva scritto: "Noi svizzeri abbiamo chiesto braccia, sono arrivati uomini". Non aveva previsto che di questi uomini saremmo potuti arrivare a restituire, senza interrogarci, senza misurarci con la nostra umanità, solo una gamba" conclude Galli.
Intanto oggi sul Corriere del Ticino è comparso anche il primo annuncio funebre di Nikola. A piangere la morte della "vittima del lavoro nella montagna di Vergeletto" sono la Comunità macedone e il Gruppo integrazione di Locarno di cui fa parte lo stesso Galli.
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