
Si chiama Mariana Guidotti, dal 2007 vive in Svizzera ed è una delle tante esuli venezuelane sparse nel mondo. Non festeggia per quanto accaduto in Venezuela, ma spera che l’arresto del presidente Nicolás Maduro possa aprire la strada a un cambiamento in meglio per il suo Paese.
La vita in Venezuela prima della cattura di Maduro
Mariana proviene da un paese vicino alla capitale Caracas, Ocumare del Tuy, nello Stato di Miranda. «Dopo l’arrivo del socialismo la vita è cambiata radicalmente», racconta a Ticinonews. «Ci avevano promesso che tutto sarebbe andato per il meglio, ma la prima richiesta era iscriversi al partito, partecipare alle riunioni e sostenere senza discutere il loro programma».
La cattura di Maduro
Mariana entra poi nel dettaglio sull’attacco statunitense dei primi giorni di gennaio, culminato con la cattura di Maduro. «Come tante altre persone, non sono felice di ciò che è successo né di come è successo. Ma quanto sta accadendo oggi potrebbe portare a un cambiamento che la gente chiede da moltissimo tempo. Non si può ignorare ciò che è stato e ciò che ha portato a questa situazione. I venezuelani nel mondo non festeggiano i bombardamenti o le ingerenze straniere, ma il fatto che finalmente qualcuno dica al potere: “Così non puoi andare avanti”», sottolinea. «Quando la legge del più forte viene applicata per anni contro un intero popolo, è doveroso fare una distinzione».
I prigionieri politici
Mariana ricorda poi le persone arrestate sotto il regime di Maduro. «Dal 2014 a oggi ci sono persone in carcere semplicemente per aver dissentito. Accuse come tradimento della patria, terrorismo o istigazione all’odio vengono utilizzate contro chi prova a pensare o a proporre una via diversa. Chi lavora nella pubblica amministrazione è obbligato a dimostrare fedeltà al regime e non ha libertà di pensiero». È rimasta particolarmente colpita dalla storia di una ragazza di 19 anni, residente a Madeira, che racconta cosa significhi vivere con un padre prigioniero politico in Venezuela. «Sono quelle storie che ti fanno riflettere. È vero che abbiamo sofferto, ma c’è chi soffre di più», osserva.
Il futuro
Tornare in Venezuela resta un desiderio, ma accompagnato dalla paura: «All’aeroporto non sai mai chi trovi, se una persona ragionevole o un estremista». Per il futuro Mariana spera in un’amministrazione diversa: «Non parlo di destra o di sinistra, ma di un governo senza ideologie estremiste. È la prima volta, in ventun anni, che penso davvero che le cose possano cambiare».

