
«La siccità ha portato degli sconvolgimenti a livello di accrescimento degli acini. Questi, in generale, sono molto piccoli, ma bisognerà aspettare la fine della vendemmia per vedere cosa ci dirà l'effettiva raccolta». È stato un 2026 finora molto complicato per i viticoltori ticinesi. L'assenza di precipitazioni, innanzitutto, spiega il presidente di Federviti Davide Cadenazzi, ha causato stress alle piante, ma anche una gestione più complessa dei vigneti, solo parzialmente compensata dal minor onere per la gestione fitosanitaria e lo sfalcio dell'erba.
Questione anche di terreno
La risposta dei vigneti - illustra il presidente della Sezione Locarno e Valli Moreno Wildhaber - varia però anche all'interno di una singola regione. «Ci sono delle zone, come il Piano di Magadino o la piana della Valle Maggia, dove il terreno è sabbioso e la vigna, nonostante le radici profonde, ha un po’ sofferto. In collina, invece, una profonda radicazione unita ai sassi presenti nel terreno - che trattenevano un po' l'umidità – non mi hanno fatto riscontrare problemi di siccità».
Dal cielo è caduta poca acqua, ma la sera del 9 giugno sul Mendrisiotto si è abbattuta la grandine, vissuta in prima persona proprio da Cadenazzi. «Nella notte, in soli dieci minuti, abbiamo visto scomparire il potenziale di raccolto. Adesso le vigne, nonostante la siccità, si sono riprese, emettendo nuove foglie. Tuttavia, l'uva andata persa farà la differenza».
Grandine, siccità e animali
Minacce che per la viticoltura non sono solo meteorologiche, ma anche faunistiche. Due in particolare. «Da un lato ci sono gli ungulati, ai cui danni siamo abituati già da un po’ di anni. Quest’anno gli attacchi sono avvenuti principalmente in primavera, poi con la canicola la selvaggina si è spostata in alto per cercare un po’ di fresco», ci spiega Wildhaber. Ma dall’anno scorso c’è una nuova minaccia: la Popillia japonica. «È con questo insetto che dobbiamo fare attenzione. Come Sezione di Locarno Valli abbiamo mandaro una lettera in cui si raccomanda di fare attenzione con l’uso di pesticidi e di prediligere le trappole».
Il raccolto
Quanto al raccolto, per la vendemmia 2026 è stato mantenuto il prezzo indicativo delle uve Merlot a 4.20 franchi al kg. Un segnale di fiducia e rispetto per il lavoro dei produttori secondo Cadenazzi, esplicito nell'esprimere la priorità per il futuro per il settore. «Vogliamo semplicemente rimanere vivi. La situazione del mercato è molto complessa, con un reale calo dei consumi. Ma io sono comunque convinto che il vino si continua a bere. È una bevanda che fa parte della nostra storia, della nostra cultura e del nostro territorio». Cultura e territorio che vanno innovati e diversificati. Da qui, ad esempio, la decisione di sospendere i nuovi impianti di Merlot, per evitare eccessi di produzione e un'ulteriore pressione sui prezzi. Nel frattempo, però, si può gioire per una vendemmia - è stato assicurato - potenzialmente fra le migliori degli ultimi 20 anni e che darà vita a vini «di grande pregio».

