
Ancora perplessità nei confronti della nuova Legge sulle commesse pubbliche approvata lunedì dal Gran Consiglio ticinese.
Dopo la COMCO, Economiesuisse e il presidente di Confartigianato Imprese Varese Davide Galli (vedi articoli suggeriti), ora a criticare la decisione ticinese di escludere le ditte estere dai concorsi per gli appalti pubblici di valore inferiore a una determinata soglia è il responsabile nazionale dei frontalieri per la CGIL e presidente del consiglio sindacale interregionale Alessandro Tarpini.
Intervistato da La Provincia di Como, Tarpini si dice "preoccupatissimo".
"Il Canton Ticino è vicino a una posizione che rischia di lasciare conseguenze" afferma. "Sono sconcertato perché gestendo le vicende Interreg abbiamo visto quasi 300 progetti di collaborazione transfrontaliera tra Lombardia, Piemonte, Ticino e Vallese. Oltre la metà vengono dai ticinesi e riguardano le questioni più svariate. In questo ambito si va d'amore e d'accordo, poi arrivano segnali totalmente ingiustificati dalla politica che fornisce una lettura da bar, provinciale delle dinamiche, senza dare alcuna proposta di indirizzo dei processi reali."
Secondo Tarpini il nostro Cantone si sta facendo del male da solo. "Vedo che i gruppi cominciano a lasciare il Ticino" dichiara. "Una cosa su cui sarebbe utile riflettere, anche perché questo è uno degli effetti che crea questo clima di ostracismo a manodopera qualificata. Alcune grandi aziende stanno ripensando il loro ruolo in Ticino."
Infine Tarpini sostiene che questa nuova misura anti-italiana decisa dal Canton Ticino farà naufragare definitivamente il nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia.
"Uno dei presupposti di Vieri Ceriani era interrompere qualsiasi attività di discriminazione, invece si è andati nella direzione opposta" afferma. "Quell'accordo è destinato a rimanere nel cassetto, tanto più che l'UDC ora vuole fare il referendum per l'uscita dall'accordo della libera circolazione."
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