
"È una decisione, quella del popolo ticinese, che non ha una valenza religiosa e dunque non è contro l'islam. È stata soprattutto una decisione riguardante la sicurezza interna". È con queste parole che il cardinale Antonio Maria Vegliò ha risposto, ieri in Vaticano, alle domande poste dal Corriere del Ticino sul voto di domenica nel nostro Cantone.Il presidente del Pontificio Consiglio ad hoc non considera il burqa una questione di primaria importanza. "È piccola cosa. Ma se un Cantone svizzero vieta il burqa in luoghi pubblici, che problema c'è? È evidente che se un poliziotto incontrasse per strada una donna velata da capo a piedi, non la potrebbe riconoscere e le potrebbe dire di togliersi il burqa."Anche il sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Migranti, Gabriele Bentoglio, ha voluto rispondere ai quesiti del CdT, inserendo la questione del burqa nell'attuale tendenza verso la ricerca di un'identità in tempi di sradicamento come i nostri. "Fino a quando si erigono baluardi di difesa, si è connotati da un'identità negativa, che non è una vera identità forte" ha detto Bentoglio, sottolineando come la Chiesa cattolica chieda la creazione di un'identità-pro, ossia aperta gli altri, e non un'identita-contro.
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