Cerca e trova immobili
27 settembre
«Valorizziamo i castelli, ma non così»: i referendisti scendono in campo
Redazione
5 ore fa
Il 27 settembre i cittadini di Bellinzona saranno chiamati ad esprimersi sul progetto di valorizzazione della Fortezza, contro il quale è stato lanciato un referendum - Il comitato contrario alla proposta non vede di buon occhio l'intenzione di introdurre l'entrata a pagamento e il nome scelto

Il comitato referendista ha riunito i giornalisti in Piazza Rinaldo Simen. Un luogo non scelto a caso, perché questo personaggio storico ticinese è stato citato in conferenza stampa e definito come un liberale radicale della prima ora. I promotori del referendum contro la valorizzazione della Fortezza proposta dal Municipio avevano con loro anche delle mele a rappresentare il coraggio di Guglielmo Tell. Tutti simboli che il promotore Brenno Martignoni Polti ha usato per invitare i bellinzonesi a votare «no» il 27 settembre. Il fondatore del Noce ha in particolare assicurato che nessuno toccherà il marchio UNESCO e che i castelli ci saranno sempre. «Il blocco dei cinque partiti contrari ha creato un po’ uno spauracchio», afferma Martignoni Polti.  

L'entrata a pagamento nel mirino

A dire «no» a questa specifica valorizzazione proposta ci sono anche Avanti con Ticino&Lavoro, Helvetica, MPS, UDC e Partito Comunista. Uno dei suoi rappresentanti – Adam Barbato Shoufani – si sofferma sull’intenzione di far pagare l’accesso alla corte interna di Castel Grande «uno dei pochi spazi verdi della Città». Secondo Shoufani, questo è un luogo di transito per la popolazione e di svago per i giovani, «che vengono a pranzare ai castelli nelle pause scolastiche». Sono previste agevolazioni per i residenti, «ma una parte della popolazione del nostro cantone verrebbe discriminata, oltre che forse gli stessi cittadini». A detta dei referendisti, infatti, nel progetto non è scritto nero su bianco che i bellinzonesi non pagheranno. La fondazione che assumerà la gestione «potrà imporre dei prezzi alla cittadinanza qualora lo volesse».  

Il nome «artefatto» e i 19 milioni di franchi

E poi c’è la questione del nome «artefatto», per dirla con le parole dell’ex sindaco, secondo il quale il patrimonio della capitale deve continuare a essere chiamato «castelli». «Il nome "Fortezza" non lo troviamo da nessuna parte», dichiara Martignoni Polti. Infine, il credito: il progetto approvato dal Consiglio comunale costerà 19 milioni di franchi, suddivisi tra Città, Cantone e Confederazione. «È una questione di priorità», spiega Valentina Mühlemann di Avanti con Ticino&Lavoro. «Bisognerebbe pensare di investire sul futuro dei nostri giovani, anziché sul turismo in una città come Bellinzona che accoglie un numero limitato di turisti».