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Ticino
Valanghe, Bognuda: «Le zone tranquille non esistono»
Red. Online
5 ore fa
Secondo la guida alpina, per conoscere bene la montagna e i suoi percorsi occorre una corretta formazione. «Prima di tutto bisogna saper valutare bene, dopodiché essere autocritici e chiedersi: 'sono in grado di giudicare la condizione della neve e delle valanghe?'».

«Le zone tranquille non esistono. La montagna non deve chiamarsi Eiger o Cervino per essere pericolosa. Io ho già visto dei lastroni sul Monte Boglia, quindi il discorso non è se la zona è più o meno sicura: a fare la differenza sono le condizioni della montagna e della neve». Così si è espresso ai microfoni di Ticinonews la guida alpina Massimo Bognuda parlando della valanga che ha travolto e ucciso due ragazzi belgi in Leventina «Se guardiamo il bollettino valanghe e vediamo che viene indicato un grado tre, significa che occorre prestare attenzione», ha precisato. «Abbiamo avuto un inverno con poca neve. La prima nevicata è arrivata a novembre-dicembre, dopodiché non ne abbiamo più avute, ma il freddo è comunque durato a lungo». Questi fattori «generano una neve molto sfavorevole, che troviamo proprio alla base, sul terreno. In sostanza, il manto nevoso non è dei migliori».

L'importanza della formazione

Mappa delle valanghe e bollettini, dunque, ma non solo. Secondo Bognuda, per conoscere bene la montagna e i suoi percorsi occorre una corretta formazione. «Prima di tutto bisogna saper valutare bene, dopodiché essere autocritici e chiedersi: 'sono in grado di giudicare la condizione della neve e delle valanghe?' Nei corsi vedo che purtroppo ci sono molte persone che non sanno leggere un bollettino valanghe». Ad esempio, «ho sentito gente parlare di ‘grado tre meno meno’, che non esiste; vi sono i gradi tre meno, tre uguale e tre più. Manca quindi una formazione proprio alla base». Queste persone «non sono in grado di mettere in atto il bollettino e di seguire i consigli». La formazione, conclude Bognuda, «non si fa su TikTok o sui social, bensì appoggiandosi a istruttori, guide alpine, club alpini, professionisti realmente in grado di formare. E non basandosi ‘sull'amico dell'amico secondo cui è tutto sicuro’, perché non funziona così».