
È una faccenda che sta facendo discutere non poco a livello internazionale, creando anche una certa preoccupazione. Parliamo del vaiolo delle scimmie, o Mpox, che continua ad espandersi. Dopo lo sbarco della malattia in Europa con il primo caso registrato in Svezia, le autorità restano sull’attenti. Al momento in Svizzera il livello di contagio è basso, ma cosa possiamo fare per non correre rischi? A Ticinonews ne abbiamo parlato con Christian Garzoni, direttore sanitario della clinica Moncucco. Un tema già affrontato con lui lo scorso anno, ma ora la situazione è cambiata
“Non bisogna fare allarmismo”
Per prima cosa Garzoni ha sottolineato come non è “sicuramente una situazione in cui fare allarmismo. Il vaiolo delle scimmie è un virus del vaiolo che tipicamente colpisce gli animali, soprattutto in Africa. Può succedere – e succede regolarmente – che contatti ravvicinati con animali infetti possano infettare l'uomo e questo causa delle piccole epidemie nella regione dell'Africa centrale, del Congo, ma anche in altri Paesi”. Quello che è successo l'anno scorso – ci spiega sempre il direttore sanitario – è stata un'epidemia più grossa, che si è diffusa dapprima in Africa per poi colpire principalmente uomini omosessuali, causando così un’epidemia in Europa, dove tutti i Paesi hanno avuto decine di casi”. L’epidemia si è poi estinta e non se n'è più parlato. “Ma quello a cui stiamo assistendo ora è qualcosa di nuovo: c'è infatti una nuova epidemia con un altro ceppo di virus in Africa, sempre nella regione dove questo virus è endemico negli animali, causando inevitabilmente delle piccole epidemie che però si auto estinguono. Questa volta però ha causato migliaia di casi e svariate centinaia di decessi, quindi l'OMS ha lanciato l'allarme di fare attenzione perché questa volta si sta nuovamente diffondendo in Africa”.
Quali pericoli e situazione in Svizzera
Ma qual è il principale pericolo? “Oltre ai grossi problemi che causa localmente è chiaro che questo virus può essere trasportato e arrivare in Europa. È successo con il primo caso in Svezia e potrebbe quindi succedere che arrivi anche in altri luoghi”. Ma com’è attualmente la situazione in Svizzera? “La situazione è esattamente come in altri casi di malattie infettive: vi è un monitoraggio di quel che sta accadendo. Le autorità svizzere al momento non hanno emanato nessuna nuova direttiva particolare, salvo quella di rendere attenti i viaggiatori che viaggiano nelle zone a rischio di prestare attenzione. Se la situazione dovesse cambiare – com'era stato l'anno scorso – allora arriveranno delle nuove raccomandazioni”. L’anno passato era infatti stato raccomandato alle popolazioni a rischio di utilizzare il vaccino “che è disponibile, ma ripeto che attualmente non vi è nessuna raccomandazione. Tuttavia, è chiaro che se una persona dovesse viaggiare nella regione dell'Africa centrale o orientale dove ora c'è il virus è bene che faccia una valutazione”.
Malattia e sintomi
Parlando della malattia in sé di cosa si tratta, quali sono i sintomi, come posso capire se ho contratto la malattia e come ci si contagia? “La malattia è virale e si trasmette a contatto diretto o anche con le secrezioni aree da uomo a uomo, così come da animale a uomo. Nelle epidemie che abbiamo visto l'anno scorso in Europa la maggior parte delle trasmissioni erano dovute al contatto diretto della pelle contro le pustole di qualcuno. Ma per lo più erano trasmissioni sessuali: l'epidemia che vi è ora in Africa colpisce la popolazione spesso a causa di contatto sessuale o abituale come darsi la mano”. Garzoni ha poi spiegato che si tratta di una malattia con sintomi simili al vaiolo. “Sono delle pustole diffuse che possono ricordare la varicella, perciò ora se vedete vostro figlio con la varicella e pensate che abbia il vaiolo delle scimmie, non è così. Può infatti ricordare la varicella per il tipo di vesciche, il gonfiore delle ghiandole e per la febbre. Ma fortunatamente nelle persone non già debilitate – anche solo per problemi alimentari – non ha una mortalità molto alta, però può avere una mortalità dovuta ad una compromissione celebrale e può fare delle polmoniti. Inoltre, lascia spesso delle cicatrici, se colpisce gli occhi può fare brutte cicatrici negli occhi. In una popolazione fragile come quella africana dove adesso c'è l'epidemia, la percentuale di popolazione con decessi è molto più alta.
Cura disponibile?
Al momento c'è una cura disponibile? “Purtroppo non esiste un antivirale efficace riconosciuto che funzioni, anche se c'è parecchia ricerca. Il vaiolo è stato debellato grazie ai vaccini brevettati alcuni decenni fa, ma era anche un virus che si pensava potesse causare una guerra biologica. Quindi c'è sempre stata ricerca attorno a potenziali farmaci che potessero curarlo, ma ad oggi non c'è un antivirale particolarmente efficace. C'è invece un vaccino che è efficace e richiede due dosi. Però anche in questo caso preferiamo aspettare di capire se e come si diffonderà la malattia fuori dai confini africani, poi le autorità daranno delle raccomandazioni ad eventuali popolazioni a rischio sul vaccino”.
Non c’è preoccupazione al momento
Al momento attuale lei non è preoccupato? La situazione rimane sotto controllo? “Penso che si possa stare molto tranquilli per quello che è adesso. La probabilità che vi sia un caso esportato dall'Africa alla Svizzera è basso, anche se non totalmente nullo, come mostra il caso svedese. Ma sono dei casi di persone che hanno viaggiato nelle zone endemiche e che hanno spesso dei contatti ravvicinati con la popolazione e che ritornano con questa malattia. Ovviamente se qualcuno ritorna da questa regione dell'Africa che oggi conta già 13 Paesi di epidemia, e dovesse avere febbre o lesioni sulla pelle che sembrano varicella, a quel punto la cosa importante è consultare e farsi vedere dal medico o in un pronto soccorso. Eravamo pronti a prendere i pazienti con il vaiolo delle scimmie già l'anno scorso, quindi sappiamo di cosa si tratta”, ha concluso Garzoni.

