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Ticino
Vaccino over12: “Vale capacità di discernimento”
Le indicazioni della Confederazione per questa fascia d’età tendono a interpretare in maniera estesa la capacità di autodeterminarsi dei più giovani. Peduzzi: “Aprire una discussione tra le parti”

In Ticino al momento possono farsi vaccinare le persone che hanno almeno 16 anni ma dopo l’approvazione del vaccino di Pfizer/BioNTech da parte di Swissmedic per la categoria tra i 12 e i 16 anni potrà cambiare qualcosa.

Secondo l’Ufficio federale della sanità pubblica i bambini a partire dai 12 anni, purché capaci di discernimento, possono scegliere se farsi vaccinati o meno contro il Covid-19. Per l’Ufsp la capacità di discernimento va esaminata caso per caso. I colleghi di Teleticino ne hanno parlato con Paolo Bianchi direttore della Divisione della salute pubblica e col pediatra Paolo Peduzzi.

“Per i giovani tra i 16 e i 18 anni la situazione è abbastanza chiara, in genere la capacità di discernimento è presunta e per cui il giovane può autodeterminarsi”, spiega Bianchi. “Con l’apertura della vaccinazione ai più giovani la situazione va valutata in funzione dell’atto medico e in funzione della capacità di discernimento, le indicazioni della Confederazione tendono a interpretare in maniera estesa la capacità di autodeterminarsi del giovane di fronte alla vaccinazione per il Covid-19. Immaginiamo che siano rari i casi in cui ci sia una forte divergenza e speriamo che rimanga un problema solo teorico, la decisione unica sarà rimessa al responsabile del processo di vaccinazione”, ha sottolineato.

Anche per il pediatra Paolo Peduzzi i giovani non sono la parte della popolazione a rischio e per questo “la motivazione a vaccinarsi è sicuramente diversa”. “I giovani – sottolinea Peduzzi – se si vaccinano è per proteggere il resto della popolazione o la propria famiglia e nel caso in cui ci siano delle divergenze, fino a 16 anni è il genitore che decide ma con questo virus viene messa in evidenza la volontà del ragazzo o della ragazza a dire la sua”.

Tendenzialmente “si cerca di aprire la porta a una discussione con le parti perché si tratta comunque di una questione di buon senso”, spiega Peduzzi. “Mi lascio stupire di come noi nei paesi ricchi possiamo permetterci di discutere se vaccinare un ragazzo di 12 anni, se lasciarlo scegliere ma ci sono paesi in cui l’ultraottantenne a rischio non può neanche vaccinarsi. Le differenze sul piano sanitario sono toccanti, si tratta del diritto alla vita”, conclude il pediatra.

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