
Da oggi sono aperte le iscrizioni per la vaccinazione anche per gli over 45. Con l’abbassarsi dell’età entra in gioco anche la disponibilità di potersi assentare dal lavoro per ricevere il preparato. In questo senso il Consiglio di Stato ha raccomandato alle aziende di concedere questa possibilità ai lavoratori e ancora oggi il consigliere di Stato Raffaele De Rosa è ritornato sul tema, esortando le aziende: “Flessibilità e disponibilità, sono due concetti decisivi per confermare l’eccellente tasso d’adesione registrato sin qui nel nostro cantone”, ha dichiarato il ministro.
Ma come sta andando presso i datori di lavoro? “Attualmente non abbiamo ricevuto segnalazioni di datori di lavoro che ostacolano la vaccinazione nei tempi di lavoro da parte dei lavoratori”, spiega il sindacalista OCST Paolo Locatelli. “Ritengo che ci siano almeno tre aspetti da considerare: vaccinarsi contro il Covid è un’esigenza universale per raggiungere la cosiddetta immunità di gregge; è poi nell’interesse della stessa azienda promuovere la vaccinazione dei propri collaboratori per evitare contagi e quarantene che possano ostacolare il lavoro. Il terzo aspetto prende in considerazione il codice delle obbligazioni: si tratta di assenze inevitabili che devono essere compensate con il salario”, sottolinea
A differenza delle visite mediche ordinarie, dove il paziente può concordare con il proprio medico in orario confacente alle esigenze del proprio datore di lavoro, “per il vaccino la data e l’orario è fissato dall’autorità”. Quindi in ultima analisi, secondo Locatelli, “occorre che prevalga il buon senso e che le aziende favoriscano anche attraverso il riconoscimento del salario, le vaccinazioni dei propri collaboratori.
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