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Ticino
“Vaccino dai 12 anni, due domande da porsi”
Marco Jäggli
5 anni fa
L’infettivologo Alessandro Diana commenta la possibilità di vaccinare gli adolescenti dopo l’omologazione di Pfizer in Europa dai 12 ai 15 anni: “Vantaggi contro diffusione e long Covid, gli effetti collaterali tendono ad essere un po’ più forti”

Ieri l’Agenzia europea del farmaco ha approvato l’omologazione del vaccino Pfizer per gli adolescenti dai 12 ai 15 anni. Un passo anticipato già da altri paesi, come la Germania, che in settimana avevano annunciato la loro approvazione. Teleticino ha raggiunto il pediatra ed infettivologo dell’Università di Ginevra, Alessandro Diana, per sapere il suo parere su questa nuova possibilità ed eventuali controindicazioni: “Quello che si può dire”, dichiara il professore, “è che abbiamo gli studi che hanno comprovato l’efficacia e la sicurezza di questo vaccino negli adolescenti, per cui era stato omologato già in diversi paesi. Adesso chiaramente bisognerà discutere del perché vaccinare gli adolescenti e declinare la domanda in due punti: quali sono i benefici per l’adolescenti e quali sono, se ci sono, i benefici per la comunità. Questi saranno i due punti fondamentali per poter avere delle raccomandazioni”.

Ci sa dare una prima risposta, seppur parziale, a queste domande?
“Prima di tutto dovremo chiaramente aspettare l’omologazione della Swissmedic e poi starà all’Ufsp dare le raccomandazioni. Ma cosa si può dire? Per quanto riguarda i vantaggi per gli adolescenti non c’è un gran miglioramento dal lato della mortalità, anche se ci sono stati alcuni casi in tutto il mondo. Quello che sembra profilarsi è l’altra malattia del Covid, il cosiddetto “long Covid”, sintomi cronici che sembra protrarsi per settimane e mesi dopo il contagio. Quello che vediamo al momento dagli studi, in particolare uno italiano su 120 adolescenti, è che suggeriscono che fino al 50% degli adolescenti abbiano ancora dei sintomi fino a 3 mesi dopo. Quindi il vantaggio individuale per il ragazzo potrebbe essere soprattutto evitare questi effetti. Poi naturalmente sappiamo che sempre gli adolescenti dai 12 anni in poi trasmettono il virus come gli adulti, quindi qui ci sarebbe un’argomentazione a livello collettivo: se si vaccineranno ridurranno quindi la diffusione del virus, in quanto ora sappiamo che chi ha ricevuto il preparato trasmette meno il contagio”.

Quali possono essere però gli effetti collaterali su questa fascia della popolazione?
“Non abbiamo ancora una statistica precisa perché non abbiamo ancora vaccinato milioni di adolescenti per avere una stima per esempio del numero di allergici. Comunque per gli adolescenti che potrebbero essere allergici a uno dei componenti del vaccino ci sarebbe la stessa controindicazione rispetto agli adulti. Quello che però gli studi ci suggeriscono è che i giovani reagiscano in misura un po’ maggiore rispetto agli adulti, con magari un po’ più di febbre e un po’ più di dolori. Questo è già stato riportato dalle prime ricerche e dalla farmacovigilanza di dove si vaccinano questi ragazzi, ed è dovuto probabilmente al fatto che il loro sistema immunitario è più giovane e reagisce con più forza”.

Visto il rapporto costi/benefici lei, da pediatra, si sentirebbe di consigliare il vaccino?
“Il vaccino non è obbligatorio ma puramente volontario. Quindi chiaramente il discorso, che farò con i miei colleghi pediatri, sarà prima di tutto con le famiglie - sia adolescenti che genitori - che sono interessate a fare il vaccino. Perché chi non vuole farlo non lo farà in alcun caso e non verrà a discutere. Bisognerà quindi guardare le motivazioni dell’adolescente per la sua scelta, e allora come pediatri potremo accompagnare la discussione all’interno della famiglia per far prendere loro una scelta comune”.

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