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Ticino
Vaccini: “Ricordatevi dei disabili”
Marco Jäggli
6 anni fa
Il direttore dell’OTAF Roberto Roncoroni parla delle difficoltà degli utenti, che vivono in semi-isolamento da oltre un anno e per i quali non sembra esserci ancora una chiara strategia di vaccinazione

C’è una categoria a rischio, chiusa in un regime di semi-reclusione dalla scorsa primavera, che non sta ricevendo particolari attenzioni per quanto riguarda la consegna dei vaccini. Si tratta dei disabili, che restano ancora in attesa di certezze per quanto riguarda i piani di vaccinazione: “È ormai quasi un anno che le nostre strutture sono chiuse ed è veramente difficile cominciare a vedere la luce in fondo al tunnel”, spiega Roberto Roncoroni, direttore della fondazione OTAF, “noi aspettiamo con impazienza comunicazioni da parte dell’autorità di quando potremo cominciare con le vaccinazioni anche nel nostro settore”.

Difficile istituire un piano per categorie
Nella rigida lista delle priorità dell’Autorità federale gli utenti arriveranno subito dopo gli anziani: una volta vaccinati tutti gli over 65 toccherà a loro, disabili fisici e psichici a volte con rilevanti patologie pregresse. Una popolazione eterogenea, che va dai 4 ai 74 anni, per cui istituire un piano preciso non si prospetta facile, come spiega il direttore: “Abbiamo diverse categorie di disabilità, non potremmo pensare di vaccinarne alcuni e aspettare per altri, perché sarebbe veramente complicato gestire la situazione all’interno del gruppo”.

Difficile spiegare la situazione
L’avvento del coronavirus ha significato rinunce e sacrifici pesanti per il microcosmo OTAF: “È molto complicato spiegare a persone con un deficit cognitivo o mentale che non possono tornare a casa. Alcuni utenti hanno bisogno di una routine e sono abituati a rivedere le famiglie nel weekend. Fa male al cuore ed è difficile dover dire loro che non possono tornarci a causa del coronavirus”. Anche perché, sottolinea Roncoroni: “Loro chiedono ‘quand’è che il coronavirus se ne va?’, ma non si può dare loro una risposta generica. Chiedono una data, che però non si può prevedere”.

“Ci stanno dando una grande lezione”
“Vediamo e sentiamo la loro insofferenza”, spiega ancora Roncoroni, “anche se ci stanno dando delle grandi lezioni: vorrei vedere chi riuscirebbe ad affrontare mesi e mesi di isolamento. Abbiamo reparti che da un anno hanno potuto magari vedere i parenti brevemente solo nelle festività natalizie, per poi farsi cinque giorni di quarantena in camera”.

Privati delle piccole gioie
L’altro giorno un giovane utente mi chiedeva ‘quand’è che possiamo andare a fare una passeggiata a Lugano?’... è dalla primavera scorsa che nessun nostro utente fa una passeggiata in città. Sono piccole cose”, conclude Roncoroni, “di cui ognuno di noi ha potuto beneficiare in questo periodo di restrizioni. Noi li stiamo privando anche di queste piccole cose”.

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