
Ieri in Ticino è iniziata la consegna del richiamo del vaccino a chi aveva ottenuto la prima dose. Questo dopo che ieri Swissmedic ha annunciato l’acquisto di altre dosi dei preparati Novovax, Curevac e Moderna, per un totale di 17 milioni di nuovi vaccini. A che punto è la strategia della Confederazione e quando potremo aspettarci di tornare alla normalità? Teleticino ha intervistato in proposito Alessandro Diana, infettivologo, pediatra ed esperto di vaccini dell’Università di Ginevra.
Perché il nostro paese non ha preso in considerazione altri vaccini, come il russo Sputnik o quello Johnson & Johnson?
“Prima di tutto voglio dire che a settembre dicevamo che se a maggio avessimo avuto un solo vaccino saremmo stati molto fortunati. Ora siamo a febbraio e ne abbiamo già due in Svizzera. Ci sono vaccini che hanno oltrepassato la fase di efficacia, dobbiamo solo aspettare che questi siano omologati. Quindi credo che siano problemi ‘confortevoli’. Ogni paese deve considerare quali sono le sue necessità riguardo al vaccino e nelle prossime settimane vedremo cosa deciderà swissmedic”.
C’è anche la questione delle dosi: esiste un vaccino che consente di fare solo una vaccinazione e non dover fare il richiamo.
“Avere una protezione con una dose rispetto a due è chiaramente un vantaggio. I dati del vaccino Johnson & Johnson hanno dimostrato che una dose è sufficiente per l’immunità, ma qui si sta parlando di corsa al vaccino: vorremmo riuscire a vacinare tutti a marzo, quando come già detto le aspettative erano molto peggiori. Ci arriveremo, magari potremo anche effettuare una strategia in cui potremo dire ‘quel tipo di vaccino lo diamo alle persone a rischio’, magari quelli con l’efficacia maggiore, distribuendo gli altri alla popolazione meno vulnerabile. Ma tutte queste cose sono nuove, fino a qualche settimana fa non sapevamo neanche quali vaccini sarebbero arrivati alla fase 3 e ritengo che bisogna lasciare tempo a swissmedic di poter studiare la questione e scegliere la strategia adatta”.
La cancelliera Angela Merkel ha addirittura fissato il 21 settembre come data in cui tutti saranno vaccinati. Secondo lei possiamo aspettarci questa situazione alla fine dell’estate, almeno per la prima dose?
“Sì, quando si analizzano i numeri rispetto alla popolazione si può dire che in Svizzera in 9 mesi ce la faremo a vaccinare le persone a rischio e anche di più. Il ritmo sta accelerando, non è lineare e lo vediamo. In tutti i centri di vaccinazione questo ritmo è accelerato. Bisogna anche dire che non eravamo rodati a fare vaccinazioni di massa, lo vedo anche qui a Ginevra dove siamo alla terza settimana e non ha niente a che vedere con la prima settimana. La prima settimana vaccinavamo appena 100 persone al giorno, la seconda 150 e la terza 200, e tutto sta andando liscio. Credo ci voglia pazienza e probabilmente ce la faremo a vaccinare la maggioranza della popolazione, alla peggio entro fine anno. Da giugno in poi credo che vedremo l’effetto della vaccinazione sulla capacità sanitaria, e questo ci permetterà di uscire pian piano dalla crisi”.
Lei è specializzato anche in pediatria, si dice che la variante inglese si diffonda in misura maggiore nei più piccoli... è confermato?
“Da quello che sappiamo dai dati inglesi questa variante è dal 50 al 60% più contagiosa della variante precedente e questo vale allo stesso modo per i bambini. Quello di cui ci stiamo rendendo conto è proprio la capacità di trasmissione dei bambini: sappiamo che i più piccoli sofforono meno del fardello del virus ma stiamo rimettendo in questione il potenziale di trasmissione dei bambini. Siamo dunque tornati un po’ indietro: quando abbiamo dubbi iniziamo a fare test ai bambini molto più facilmente e abbiamo iniziato a verificare con sorpresa che ci sono bambini asintomatici e positivi. Questo vuol dire che può valer la pena fare test su scala più ampia: se riusciamo ad identificare le persone positive potremo veramente mettere pressione sul virus”.
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