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Ticino
"Va realizzato un piano d'azione cantonale per la gestione e la regolazione del lupo"
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Redazione
3 anni fa
Questo il titolo di una mozione inoltrata oggi al Consiglio di Stato da Sem Genini e altri co-firmatari di diversi partiti. "Bisogna fare qualcosa urgentemente", affermano i politici, portando l'esempio di quanto deciso dal Parlamento del Canton Vaud.

Un piano d'azione in tre punti, più una richiesta in sei. Tutto per gestire e regolamentare i lupi. È il contenuto della mozione inoltrata oggi al Consiglio di Stato dal deputato leghista Sem Genini e un gruppo di altri co-firmatari provenienti da diverse forze politiche. "Speriamo che il Consiglio federale a brevi emani la modifica della Legge federale sulla caccia approvata dalle Camere federali lo scorso dicembre che dà la possibilità ai cantoni di regolare gli effettivi di lupi dal 1. settembre al 30 novembre previo consenso dell'Ufficio federale dell'ambiente", scrivono i firmatari, spiegando che "la possibilità di regolare i lupi rischia di non poter essere applicata prima del 1. settembre 2024". L'accento viene in seguito messo sul fatto che "la regolazione dei lupi è affidata ai singoli cantoni, come logico che sia viste le differenti presenze del grande predatore".

"Il Ticino tra i cantoni più colpiti"

Guardando capi predati e diffusione di lupi, "il Ticino è tra i cantoni più colpiti", si legge nella mozione. "Anche gli avvistamenti denunciati alle autorità competenti nei primi mesi del 2023 sono aumentati in modo preoccupante: il numero rispetto allo stesso periodo del 2022 è raddoppiato e si sono verificati casi in ogni distretto, Mendrisiotto compreso. Segno quindi che i lupi sono diffusi in modo capillare anche nelle zone più antropizzate e quindi un rischio di attacchi ad animali domestici o a persone con esiti più o meno gravi non può più essere escluso", viene puntualizzato.

Protezioni del bestiame 

"Le misure di protezione suggerite dalle autorità federali (cani da protezione, recinzioni, personale ausiliario), sono ben conosciute dagli allevatori, dove è possibile sono state messe in pratica e godono del sostegno finanziario della Confederazione e del Cantone anche se molto si potrebbe ancora fare per intervenire sui limiti attuali, in particolare la disponibilità di cani da protezione e di personale ausiliario", si legge nella mozione. Documento nel quale viene sottolineato come "la morfologia del nostro territorio, molto impervio, formato da alpeggi molto piccoli, le dimensioni delle aziende e una pratica tradizionale che assicura il maggior benessere possibile degli animali (pascolo libero) e anche una cura del territorio capillare non permettono di fare di più di così". Da qui l'appello: "bisogna fare qualcosa urgentemente, altrimenti per il nostro allevamento sarà veramente la fine".

Il piano d'azione

In attesa dell'emanazione dell'Ordinanza da parte del Consiglio federale, viene chiesto al governo di "iniziare sin da subito a realizzare un piano d'azione per la gestione e la regolazione del lupo che tenga conto di tre elementi fondamentali". Questi sono "il numero di branchi e lupi già presenti in Ticino nonché gli aumenti prevedibili dovuti alla posizione del nostro cantone, a confine con regioni con una forte densità di lupi; le peculiarità della pastorizia del nostro Cantone e la necessità di conservare un numero di capi e di aziende che possano continuare ad avere cura del vasto e frammentato territorio montano e che possano continuare a produrre prodotti locali di qualità sia a favore dei residenti sia dei turisti; trovare delle soluzioni attuabili per le aziende maggiormente in difficoltà, cioè quelle classificate come non proteggibili, che vengono trascurate e messe da parte anche negli aiuti previsti dalla Confederazioni per l’alpeggio, sebbene contribuiscano in maniera essenziale alla cura e al mantenimento del nostro paesaggio nelle zone più discoste ed impervie".

Le richieste

Ecco cosa chiedono i deputati al Consiglio di Stato:

a)    che venga realizzato un piano cantonale d’azione efficiente e coraggioso, che dimostri la visione del Cantone per una gestione e una regolazione del lupo;

b)    il piano d’azione deve tener conto delle considerazioni descritte e avere come obiettivo, tra gli altri, quello di prefissare il numero di lupi singoli e di branchi che il Cantone ritiene e stima sopportabile e gestibile affinché il nostro sistema di allevamento tradizionale possa continuare a esistere senza restrizioni inaccettabili come raccomandato dalla Camere federali e dalla Strategia Lupo Svizzera;

c)     il piano d'azione deve mirare altresì ad alleggerire il carico mentale degli allevatori, ad aumentare i risarcimenti per i danni o addirittura rafforzare le forze di guardia della fauna selvatica / guardiacaccia oltre alle corrispondenti misure attive di allontanamento e dissuasione. Tutto ciò, nei limiti concessi dalla Legge, coinvolgendo e responsabilizzando anche e soprattutto allevatori e cacciatori per una maggiore efficacia e capillarità delle misure di intervento;

d)    il piano d’azione deve servire, oltre a ridurre drasticamente il numero di animali predati, anche a diminuire la percentuale di bestiame da reddito che sopravvive ad un attacco predatorio, ma che però poi vive nella paura ed è traumatizzato e tra le altre cose non produce più come prima;

e)    il piano d’azione deve inoltre rispondere alle ansie crescenti della popolazione in merito alla presenza dei lupi nelle zone antropizzate, con la definizione di misure di intervento chiare volte a modificarne il comportamento, prima, e di prelievo nel caso non funzionassero;

f)      il piano d'azione dovrebbe pure includere riflessioni e conclusioni sulle responsabilità dello Stato in caso di attacco ad animali domestici o a persone. Questo, tenendo conto che i pericoli supplementari citati e le relative restrizioni della libertà personale sono la conseguenza di scelte legislative che sono sempre meno condivise dalla popolazione.