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Usura, salari dimezzati e un 'trucchetto'
Usura, salari dimezzati e un 'trucchetto'
Usura, salari dimezzati e un 'trucchetto'
Redazione
9 anni fa
La ditta di Sondrio avrebbe aggirato le regole sui lavoratori distaccati, appoggiandosi ad agenzie interinali ticinesi

Toccherà all’inchiesta penale avviata la scorsa settimana dal Ministro pubblico far luce sul presunto caso di usura da parte di una ditta di Sondrio con filiale nel Moesano. Come ricorderete, grazie all'intervento in due cantieri ferroviari a Bellinzona e Paradiso era stato possibile raccogliere molti documenti e informazioni che hanno permesso di individuare una presunta situazione di illegalità nell'ambito della retribuzione degli operai che hanno lavorato in Svizzera alle dipendenze della società o per la stessa, ma tramite agenzie di collocamento.

Come spiega oggi La Regione, il procuratore pubblico Paolo Bordoli dovrà far luce su un ‘trucchetto’ che la ditta avrebbe messo in atto per poter retribuire gli operai con stipendi molto inferiore rispetto a quelli dovuti secondo i contratti in vigore nel settore. Il trucchetto in questione sarebbe stato utilizzato a partire dal 2016, quando al ditta inizia a ricevere parecchi lavori in subappalto da parte delle quattro principali ditte ticinesi fornitrici di ferro per armatura.

Stando al quotidiano bellinzonese, le indagini riguardano anche alcune agenzie interinali ticinesi che - per aiutare la ditta ad aggirare il limite di 90 giorni di impiego per i lavoratori distaccati esteri - hanno assunto una decina di operai dell’azienda di Sondrio trasformandoli da distaccati a frontalieri. Gli stessi figuravano impiegati per un giorno in Ticino e per 4 in Italia ma in realtà hanno lavorato esclusivamente in cantieri ticinesi con una retribuzione media di 2'500 euro.

Due fratelli si rivolgono quindi ai sindacati e riescono a recuperare qualche arretrato, pena la segnalazione in Procura. Tempo dopo, due ex colleghi venuti a sapere di questo risvolto della vicenda si rivolgono a loro volta a un altro sindacato, che questa volta segnala il caso alla Procura.

Anche lo spostamento della sede a Grono potrebbe essere stato un espediente per rallentare i controlli.

Tutti i dettagli nell’edizione odierna de La Regione

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