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Ticino
USI: nuovi importanti progetti per l’ateneo ticinese
Redazione
18 anni fa
L’istituto di Scienze computazionali al centro del 12esimo Dies Accademicus

L’USI gode di buona salute. A dirlo sono i dati presentati stamani dal suo presidente Piero Martinoli in occasione del dodicesimo Dies accademicus. In crescita il numero degli studenti e quello dei dottorandi. L’USI si conferma inoltre come l’ateneo svizzero più internazionale. Un ateneo, quello ticinese, che ha saputo conquistarsi negli ultimi anni un posto di rilievo nel panorama universitario svizzero. Pensiamo alla facoltà di Scienze informatiche, nata nel 2004, ma già in grado di affermarsi come il terzo polo svizzero nell'ambito informatico. “Dinamismo” è un’altra parola chiave emersa nel discorso di Martinoli, quel dinamismo grazie a cui l’USI ha saputo tessere numerosi progetti di cooperazione con altri poli di eccellenza presenti sul territorio. Si pensi alla messa in rete del Centro svizzero di calcolo scientifico – per anni corpo estraneo nel tessuto scientifico ticinese. Martinoli ha poi anticipato la direzione nella quale l’università intende muoversi. Questa direzione ha un nome: Istituto di Scienze computazionali, un progetto interdisciplinare che dovrebbe riunire i maggiori centri di ricerca presenti in Ticino - come l’istituto di ricerca in biomedicina di Bellinzona (IRB), il Centro svizzero di calcolo scientifico (CSCS) e il gruppo di scienze computazionali del politecnico di Zurigo, presente nel campus di Lugano. “Sfruttando questi centri di ricerca abbiamo l’intenzione di creare un Istituto di Scienze computazionali, cosa che darebbe grande lustro al nostro ateneo, commenta Martinoli. Un’opportunità che ci è servita su di un piatto d’argento, perché il computer necessario per realizzare questo istituto esiste già. Si tratta del Centro svizzero di calcolo scientifico. Ora dobbiamo potenziarlo. Sarà inoltre essenziale reclutare persone esperte in queste discipline.” La parola è poi passata al segretario di Stato per l’educazione e la ricerca Mauro Dell’Ambrogio che ha ricordato le peculiarità a livello di gestione dell’ateneo ticinese. Peculiarità che fanno dell’USI un modello di gestione per l’intera Svizzera. “L’USI è stata la prima università a proporre un modello di autonomia amministrativa e gestionale rispetto al potere pubblico che la regge, cioè il Cantone Ticino. Questo modello le consente di sviluppare in tempi più rapidi e con maggiore innovazione le risposte alle sfide date dalla concorrenza nazionale e internazionale”, ha commentato Mauro Dell’Ambrogio. Ma, si sa, dormire sugli allori è pericoloso. Anche perché il Ticino è un minoranza periferica rispetto alla realtà nazionale. Lungimiranza, ampiezza di vedute e capacità di muoversi agilmente sono dunque caratteristiche che l’ateneo ticinese non deve perdere nei prossimi anni. [email protected]

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