
Diversi centri di ricerca scientifica, enti, istituti culturali e università, attivi in Europa e nel mondo, nelle ultime settimane hanno limitato le varie forme di collaborazione con la Russia a causa della guerra. Non solo: numerose conferenze, convegni e incontri accademici che avrebbero dovuto coinvolgere partecipanti russi sono stati annullati, alcuni per cautela, altri per espliciti obiettivi sanzionatori. Ma qual è la posizione dell’Usi in proposito? “Il mondo accademico, della ricerca e della formazione, è un mondo che non è fondato né sulla forza, né tantomeno sulla violenza, ma si basa sugli argomenti, sul dialogo, sulla ricerca comune della verità”, afferma ai microfoni di Ticinonews il Prorettore per la formazione e la vita universitaria Lorenzo Cantoni. “Noi collaboriamo con le colleghe e i colleghi nella misura in cui questo non può essere interpretato o usato a fini propagandistici dal governo o, naturalmente, da coloro che svolgono ricerche che potrebbero addirittura avere delle applicazioni militari”.
Le possibilità
Decisioni accademiche, dunque, che da una parte si allineano a quanto deciso dal Comitato di Swissuniversities, il quale raccomanda alle università svizzere di rivedere la loro cooperazione scientifica con gli atenei russi, e di sospenderla là dove sostenesse la politica aggressiva del paese, ma che non dimenticano le eventuali necessità economiche. “Avevamo un fondo di solidarietà che era stato costituito per gli studenti durante il periodo del Covid”, prosegue Cantoni. “Erano rimaste alcune risorse e abbiamo chiesto al nostro comitato d’onore di poterle usare per questa nuova emergenza”. Sono stati ipotizzati due tipi di interventi: “un intervento di prestito, dove non chiediamo il pagamento della tassa universitaria e gli alunni si impegnano a pagarla successivamente, oppure uno di borsa di studio, quindi a copertura”.
“Tutti gli studenti sono uguali”
Un fondo di solidarietà, in sostanza, riconvertito per gli studenti, sia per quelli provenienti dall’Ucraina ma anche per quelli giunti dalla Russia. “Per noi sono tutti uguali. Non è che perché un alunno è di una nazionalità, improvvisamente diventa una persona cattiva”. Naturalmente “gli studenti e le studentesse ucraini sono quelli che vogliamo sostenere maggiormente, perché sono la parte lesa nella situazione”. Ma “abbiamo ad esempio allievi dalla Russia che non possono più ricevere soldi, perché è stata bloccata la possibilità di inviarli dal paese. Quindi ci sono diversi problemi e noi cerchiamo di aiutare tutti”.
Avanti con Dostoevskij
Tornando invece alle scelte accademiche e di contenuti, contrariamente a quanto avvenuto in altre università europee, la cultura e la letteratura russa continueranno a trovare dimora all’Usi. “Se anche un governo si comporta in modo violento o aggressivo verso un altro stato, ciò non significa che allora Dostoevskij non sia più da studiare”. Se così fosse “non potremmo collaborare con nessun ateneo in Cina o in Arabia Saudita, o in tanti altri posti nel mondo. L’università è un luogo di dialogo e, idealmente, di promozione della pace”, conclude Cantoni.
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