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Ticino
Uscire da Schengen: "Troppo facile, Rusconi"
Redazione
13 anni fa
Secondo Romano per garantire maggiore sicurezza non serve uscire da Schengen e nemmeno ripristinare i controlli ai valichi

Il Ticino, si sa, non ha mai gradito molto gli accordi europei. E Schengen fa parte di quelli che il nostro Cantone ha respinto a grande maggioranza. "Un voto per il Ticino?"Per cui oggi, quando in Consiglio nazionale si è votato sulla mozione presentata da Pierre Rusconi che chiedeva la disdetta degli accordi Schengen/Dublino, molti ticinesi si aspettavano che i nostri rappresentanti votassero a favore. E invece solo lo stesso Rusconi e Roberta Pantani si sono espressi per l'uscita da Schengen. Lorenzo Quadri era assente, mentre tutti gli altri hanno bocciato la proposta del deputato UDC. "Tra il dire e il fare..."Subito, nei commenti sui blog e nelle discussioni da bar, o da lido vista la giornata, sono uscite le classiche dichiarazioni: "I nostri parlamentari dicono di voler difendere il Ticino ma quando ne hanno l'occasione non lo fanno." E pure Rusconi era parso molto scocciato, dicendosi "indignato" per la posizione assunta dalla deputazione ticinese."Semplicistico"Un ragionamento, quello popolare, che non fa una grinza, ma contro il quale Marco Romano ha voluto presentare le proprie argomentazioni. "È troppo facile dire così" afferma il consigliere nazionale PPD, che ce l'ha in particolare con la "politica semplicistica" di Pierre Rusconi. "Il problema non è Schengen""Prima di parlare cerchiamo di capire il problema" prosegue Romano. "È troppo facile prendersela con due accordi internazionali piuttosto che concretamente cercare delle soluzioni. Il problema del Ticino di oggi non è Schengen o Dublino, ma il fatto che la Svizzera sia diventata un territorio sempre più interessante per compiere atti criminosi. E questo perché il territorio non è presidiato a sufficienza." "L'insicurezza, colpa del Consiglio federale"Romano, a ragione, ricorda che di rapine ce n'erano già prima degli accordi di Schengen e Dublino. E se sono aumentate la causa non è degli accordi in sè, ma dei continui tagli al personale effettuati dal Consiglio federale. "Cinque-sei anni fa le guardie di confine erano più di 2000, oggi sono circa 1900. In poco tempo si sono perse circa cento unità." "Schengen è utile"La soluzione alla crescente sensazione di insicurezza dei ticinesi non è quindi una fuga precipitosa da Schengen, ma un maggiore investimento nella sicurezza. Leggasi un rafforzamento del corpo delle guardie di confine. "E poi uscendo da Schengen la polizia perderebbe la possibilità di accedere alle banche dati con le informazioni sui criminali. Un servizio che, seppur perfettibile, si è già dimostrato molto utile per le nostre forze dell'ordine." "Tante mozioni, tante pressioni"Quella di Romano è la terza proposta, tra mozioni e interrogazioni, volta ad aumentare le guardie di confine accettata nel giro di un mese dal Parlamento. Prima Nydegger, poi Fehr, poi Romano. Ma, anche se in qualche modo si tratta di doppioni, Romano sostiene che fosse necessaria. "Sì, perché il Consiglio federale continua ad opporsi a stanziare maggiori fondi per le guardie di confine. Anche sulla mia mozione, che è stata quella accolta a più larga maggioranza, si era espresso per il no. Queste tre proposte sono leggermente differenti, visto che io per esempio non ho messo cifre, ma vanno tutte nella stessa direzione. E comunque più pressioni il Parlamento riesce a fare, meglio è." Controlli sistematici, "non fattibili"Romano, sempre oggi, è stato tra quei consiglieri nazionali ticinesi che si sono espressi contro la reintroduzione di controlli sistematici ai valichi di frontiera. Un paradosso? "No, perché bisogna innanzitutto definire cos'è il controllo sistematico. Dobbiamo fermare tutte le ma

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