
Il Consigliere di Stato Manuele Bertoli interviene a favore delle stazioni di servizio ticinesi, dopo che il Consiglio federale ha deciso di non garantire in Ticino i salari minimi di 3'600 franchi mensili previsti dal Contratto Collettivo di Lavoro per i dipendenti, che entrerà in vigore il 1° febbraio 2018 (vedi articolo suggerito). Una decisione che Bertoli considera "uno sgarbo al mondo del lavoro nel nostro Cantone contro il quale è necessario reagire".
"Con questa decisione l'autorità politica federale si è assunta una triplice pericolosa responsabilità" scrive il presidente del Governo sulla sua pagina Facebook. "Ha intenzionalmente contraddetto quanto pattuito tra le parti sociali, indebolendo così il partenariato tra organizzazioni del mondo del lavoro. Lo ha fatto per il solo Ticino, trattando quindi differentemente il nostro Cantone dagli altri 25. Infine, lo ha fatto su un tema molto delicato come i salari minimi, indebolendo intenzionalmente uno dei capisaldi contro il dumping salariale".
"Il Ticino non può essere trattato in questo modo discriminatorio proprio in questo ambito" ribadisce Bertoli, che ha chiesto al Consiglio di Stato di condividere una presa di posizione a riguardo, affinché si ridia "dignità alle trattative tra partner sociali e si rispettino il nostro Cantone e, soprattutto, i lavoratori che vi operano".
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