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Unione transfrontaliera tra architetti e ingegneri italiani e ticinesi
Unione transfrontaliera tra architetti e ingegneri italiani e ticinesi
Unione transfrontaliera tra architetti e ingegneri italiani e ticinesi
Redazione
7 anni fa
Buone e nobili intenzioni, ma anche barriere burocratiche e mal di pancia politici. Francesco Quattrini: " le normative italiane e svizzere non sono uguali"

Al di là del passaporto. Al di là del confine politico. È al tavolo della Regio Insubrica, a Mezzana, che architetti e ingegneri sigillano la loro collaborazione transfrontaliera. Un’unione basata su alcuni punti cardine, primo fra tutti: il rispetto delle regole.

"Questa è un po’ una prima - spiega Marco del Fedele, presidente OTIA - questa tavola rotonda vuole veramente creare dei momenti continui nelle relazioni tra gli ordini. La richiesta è stata nostra ed è subito stata accolta dagli ordini italiani. Quello degli onorari è uno dei temi, partiamo forse anche da due situazioni economiche diverse, ma non è il tema centrale. Il tema centrale è poter fornire entrambi delle prestazioni all’interno di regole chiare".

Gli fa eco Pietro Vassalli, presidente Ordine ingegneri Provincia di Varese: "Noi abbiamo trovato un’esigenza molto forte la possibilità di essere nella condizione di rispettare codici deontologici molto simili".

Un obiettivo che passa da diversi punti, come la cooperazione per la formazione continua.

Michele Pierpaoli, presidente Ordine architetti Provincia di Como: "Questo può essere un tema importante, come può esserlo quello dei concorsi, trovare le modalità per una armonizzazione dei principi fondamentali dei concorsi, ed un’accessibilità da parte dei professionisti di entrambe le parti ai concorsi che vengono indetti nelle rispettive regioni".

Fin qui le buone e nobili intenzioni. Ma poi vi sono anche le barriere burocratiche e i mal di pancia politici…

Francesco Quattrini, segretario Regio Insubrica: "Questa è un po’ la quadratura del cerchio, le normative italiane e svizzere non sono uguali. L’obiettivo di questo tavolo è di trovare delle norme comuni, se non di diritto imperativo di soft law, per creare un terreno d’intesa, favorire uno scambio di informazioni ed evitare per esempio che un architetto o un ingegnere espulso in Italia o rispettivamente in Svizzera possa esercitare nell’altro paese".

Di qui anche la volontà di promuovere una legge federale.

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del TG di TeleTicino

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