
Contrariamente a quanto promette nel titolo, l’iniziativa popolare «A favore del servizio pubblico» minaccia il servizio pubblico e la qualità dell’offerta. È quanto sostiene il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB) che oggi a Lugano, assieme a diversi rappresentanti del Comitato contro l'iniziativa, ha presentato tutti i rischi e gli aspetti negativi che comporterebbe per il Ticino.
"Se l’iniziativa dovesse essere accettata" si legge nel comunicato, "La Posta sarà costretta a chiudere numerosi uffici postali, le FFS dovranno ridurre l’offerta nei trasporti regionali e le Swisscom non potranno più investire nell’estensione della rete a fibra ottica".
Secondo il testo dell’iniziativa, infatti, le imprese come La Posta, le FFS e le Swisscom non potrebbero più conseguire degli utili. "Senza la possibilità di fare utili", sottolinea il Comitato, "le Swisscom non avrebbero la possibilità di investire per estendere la rete a fibre ottiche e la copertura 4G/LTE per i cellulari anche nelle zone periferiche e al di fuori dei centri urbani". I grandi perdenti sarebbero quindi i Cantoni, con un territorio ricco di valli e montagne come il Ticino. "Infatti", si continua a leggere, "l’iniziativa chiede che le prestazioni del servizio di base siano distinte dagli altri settori aziendali e non possano essere finanziati con gli utili conseguiti in altri ambiti. Concretamente, ciò significa che La Posta non potrebbe più finanziare le perdite generate dalla rete degli uffici e delle agenzie postali con i guadagni realizzati in altri settori, ad esempio, con Postfinance. I costi per un servizio il più vicino possibile agli utenti dovrebbero essere finanziati con le imposte o dai clienti de La Posta. La soluzione alternativa sarebbe una ulteriore e massiccia riduzione del numero degli uffici postali che, alla fine, saranno concentrati solo nei grandi centri urbani come Bellinzona, Locarno e Lugano".
Secondo il Comitato, l’iniziativa non minaccia soltanto l’offerta dei servizi di base in Svizzera, ma pregiudica anche la posizione dei dipendenti visto che La Posta, Swisscom e le FFS sono datori di lavoro importanti, in Ticino in particolare, con ca. 4'000 dipendenti: «Se queste imprese non dovessero più poter realizzare degli utili, sarebbepressoché impossibile difendere le attuali buone condizioni di lavoro» ha affermato Nadia Ghisolfi, deputata al Gran Consiglio e rappresentante di transfair in Ticino. A lungo termine, il rischio sarebbe lo smantellamento di centinaia di posti di lavoro.
Anche Carlo Lepori, membro della direzione del PS ha sottolineato l’importanza di respingere questa iniziativa "ingannevole e dannosa". Per il Partito socialista, l’iniziativa è un "regalo avvelenato. Gli iniziativisti promettono prezzi più bassi e una migliore qualità ma non spiegano come vogliano e possano mantenere queste promesse".
Per Marco Romano, Consigliere nazionale PPD, l’iniziativa popolare non contiene alcuna proposta costruttiva che porti ad un miglioramento dei servizi di base, mentre per Sem Genini, direttore dell’Unione Contadini Ticinesi, l’iniziativa minaccia i servizi di base attuali soppratutto nelle zone periferiche e la solidarietà tra le regioni.
Per questi motivi il Comitato invita il popolo ticinese il Grigione italiano a respingere l'iniziativa "ingrannatrice e dannosa" in votazione popolare il prossimo 5 giugno.
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