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UNIA si smarca dall'OCST: "Con quei salari si fa la fame"
UNIA si smarca dall'OCST: "Con quei salari si fa la fame"
UNIA si smarca dall'OCST: "Con quei salari si fa la fame"
Redazione
10 anni fa
Enrico Borelli cannoneggia contro il CCL nella vendita: "Non è stata una trattativa, è stata una parodia"

È diametralmente opposta la posizione dei due principali sindacati ticinesi, UNIA e OCST, sulla bozza di Contratto collettivo di lavoro (CCL) per il settore della vendita presentata lunedì.

Martedì il Comitato cantonale del sindacato cristiano sociale ha approvato all'unanimità il CCL, sottolineando che "il settore ha bisogno di una piattaforma contrattuale solida e vincolante per rispondere con efficacia alle necessità del personale."

Secondo l'OCST, "la soluzione salariale proposta può rappresentare per il personale occupato nei piccoli negozi (circa seimila addetti) una concreta opportunità per alzare finalmente i livelli salariali, ora fondati esclusivamente sul Contratto normale di lavoro entrato in vigore nell'aprile di tre anni fa."

Il sindacato cristiano sociale ha sostenuto che il CCL permetterà di aumentare i livelli minimi salariali "tra i 200 e 300 franchi mensili", oltre ad offrire il "riconoscimento obbligatorio della tredicesima mensilità."

Tutto bene, quindi? Nient'affatto, secondo il segretario regionale dell'altro grande sindacato, UNIA, che sulle pagine de La Regione di oggi cannoneggia contro il nuovo CCL del settore della vendita.

"Non è stata una trattativa, è stata una parodia" esordisce Enrico Borelli, che alla pari degli omologhi dell'OCST ha partecipato alla consultazione indetta dal DFE. "Il nuovo CCL legalizzerà il dumping nel settore della vendita, rendendo inoltre più difficile l'impiego dei residenti."

"La bozza di CCL è un guscio vuoto, non è altro che una fotocopia del Codice delle obbligazioni e della Legge sul lavoro a cui è stato aggiunto il titolo Contratto collettivo" prosegue Borelli. "Siamo delusi."

Il segretario regionale di UNIA sostiene che il suo sindacato si è trovato "solo contro tutti" durante le trattative, cui hanno partecipato pure "dirigenti di aziende che non applicheranno questo contratto."

Un aspetto sul quale Borelli nutre parecchi dubbi, anche se a preoccuparlo maggiormente è il livello delle nuove paghe minime, tra i 3'200 ei 3'600 franchi al mese. "Così si legalizza il dumping, si rende più difficile l'occupazione dei residenti e si mette in atto un'operazione controproducente rispetto agli interessi dei negozianti" afferma Borelli. "Con questi salari non si favorisce certo il consumo in Ticino: molti andranno a fare la spesa in Italia."

Borelli spiega poi che "per i piccoli commerci il minimo per il 2017 sarà di 3'100 franchi, per via della norma transitoria."

"Non penso che quando la popolazione ha detto sì ai salari minimi prefigurasse paghe di questo tipo" afferma il segretario di UNIA. "Così si fa la fame."

UNIA non intende in ogni caso ricorrere contro il CCL. "No, se arriverà un ricorso, arriverà dal fronte padronale" conclude Borelli.

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