
Per UNIA, in vista delle riaperture dell'11 maggio, i valichi di confine tra la Svizzera e l'Italia vanno tutti riaperti "per garantire alle lavoratrici e ai lavoratori frontalieri dei tempi di viaggio ragionevoli", viste le code chilometriche che si verificano regolarmente da varie settimane. Un ulteriore motivo giace inoltre nella tutela del benessere dei lavoratori, che spesso "devono alzarsi alle 4:30 per essere in cantiere alle 7 e che rientrano a domicilio alle 9 di sera. Una situazione che minaccia la loro salute e inevitabilmente anche la sicurezza sul posto di lavoro". Di qui la necessità, si legge, di riaprire urgentemente tutte le dogane al traffico dei frontalieri, anche in vista della prevista ripresa tra pochi giorni di molte attività economiche.
Il sindacato specifica inoltre di aver auspicato tempi più lunghi e una maggiore gradualità per l’uscita dal lockdown, ma visto che il Consiglio federale ha deciso altrimenti ora è necessario essere conseguenti: "se si impone ai lavoratori di lavorare, bisogna anche consentire loro di poter raggiungere il luogo di lavoro nel pieno rispetto della loro salute, della loro sicurezza e della loro dignità". A parere di UNIA dunque una riapertura totale potrebbe alleggerire i flussi di traffico attraverso gli altri confini e quindi i tempi di percorrenza casa-lavoro e viceversa per le decine di migliaia di frontalieri che da lunedì 11 maggio riprenderanno le loro attività nei negozi, nei ristoranti, nelle fabbriche e nei cantieri ticinesi.
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