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Ticino
Unia protesta all'Agie: 'No ai licenziamenti'
Redazione
18 anni fa
I sindacalisti Unia e alcuni dipendenti licenziati hanno manifestato davanti alla ditta a Losone. Lepori: 'La direzione non ha voluto vederci' (VIDEO)

Quarantaquattro licenziamenti, ovvero il 10% del personale impiegato all’Agie di Losone. E la direzione dell’azienda non parla con nessuno. Così è. Punto e basta. Ma non per i sindacati ticinesi, e per Unia in particolare, che oggi ha indetto un’azione davanti allo stabile losonese. E così i sindacalisti di Unia con alcuni dipendenti licenziati hanno manifestato fuori dalla ditta con striscioni e cartelli rossi. Tra loro, abbiamo incontrato il sindacalista Rolando Lepori. “Siamo delusi dal comportamento della direzione - ci dice Rolando Lepori -, perché non abbiamo potuto esporle il nostro punto di vista e il principio sancito dal Consiglio federale per quanto concerne le misure di crisi. In questa fase bisogna essere tutti solidali”. “Già un licenziamento solo è di troppo in questa fase di crisi economica”, tiene a precisare ancora Lepori. Che prosegue: “Il personale avrebbe comunque difficoltà a trovare un nuovo posto di lavoro, tanto più che la maggior parte delle persone licenziate ha più di 50 anni”. La soluzione di Unia a questi licenziamenti? Il ricorso alla disoccupazione parziale. E lo ha ribadito anche in una lettera aperta inviata alla direzione di Agie Charmilles (ndr: vedi più sotto). Il contenuto è chiaro: ritirare i licenziamenti e aprire un dibattito con sindacati e popolazione. “E questo perché riteniamo che un’azienda come l’Agie, che ha usufruito di numerosi aiuti pubblici nel passato, debba ora confrontarsi anche con la realtà della popolazione che impiega”. “Ho una famiglia da mantenere - ci dice Giuliano Ossola, dipendente Agie toccati dalla disoccupazione -. Sono anni che lavoro all’Agie e ne sono affezionato. Non voglio cambiare ditta, ma voglio protestare”. Lettera aperta di Unia alla direzione di Agie: Salviamo l’occupazione - Ritirate i licenziamenti Spettabile Direzione, Mercoledì 18 febbraio 2009 avete notificato il licenziamento a 44 dipendenti, la maggioranza dei quali di età superiore ai 50 anni. Sordi alle controproposte della commissione del personale, ribadite dai sindacati, avete dato seguito concreto alla decisione del gruppo Georg Fischer di riduzione degli effettivi. Lo avete fatto in modo brutale, mandando a casa collaboratori con 40 o 45 anni di servizio, che hanno dedicato una vita professionale alla ditta di Losone! E lo avete fatto inviando la fattura da pagare al contribuente che dovrà sobbarcarsi i costi tramite l’indennità di disoccupazione. Un azienda che cancella la propria storia, che sopprime chi detiene le competenze e le conoscenze, che umilia i lavoratori fedeli e distrugge il senso di appartenenza delle proprie maestranze è un’azienda destinata al fallimento. AGIE, un tempo fiore all’occhiello dell’industria ticinese, che come tale ha beneficiato di cospicui aiuti pubblici, è venuta meno al suo ruolo sociale di imprenditore, licenziando proprio nel momento in cui a livello Federale, l’autorità politica manda segnali importanti al mondo imprenditoriale, votando pacchetti miliardari di sostegno all’economia ed estendendo il diritto alla disoccupazione parziale da 12 a 18 mesi allo scopo di salvaguardare l’impiego. Un comportamento inqualificabile se si pensa che AGIE beneficia ancora una volta del diritto alla disoccupazione parziale e che dunque avrebbe potuto prendere tutto il tempo necessario, sia per salvare gli impieghi, sia per ricollocare il personale in altre realtà industriali, invece di mandare al massacro 44 famiglie. Miopia o spregiudicatezza? Forse la stessa miopia che ha portato a scelte imprenditoriali deliranti quali il trasferimento della produzione delle macchine ad elettroerosione a Ginevra, con la conseguenza di mettere in pericolo la sopravvivenza della stessa AGIE. Spregiudicatezza pensando che in questo cantone tutto è possibile? Oppure la disperazione perché sapete che l’azienda, grazie agli

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