
"Questa gente mente, a casa mia non entrerà mai. Qui sono io il padrone, nessun altro può intromettersi nei miei affari."
È chiara la risposta del consigliere nazionale UDC Ulrich Giezendanner alla mail inviatagli da UNIA, nel tentativo di una conciliazione tra le parti dopo lo scontro di settimana scorsa.
Settimana scorsa, appunto, il sindacato aveva pubblicato un annuncio di giornale con il quale accusava Giezendanner di impiegare personale in Ticino, a Stabio, con dei salari inferiori ai 2'000 franchi al mese. Il deputato UDC veniva accusato a chiare lettere di dumping salariale.
Giezendanner aveva subito replicato spiegando che, sì, in Ticino gli stipendi pagati dalla sua azienda sono più bassi che nel resto della Svizzera, in quanto adattati agli standard italiani, ma che il salario più basso pagato a Stabio, ad un frontaliere, è di 3'600 franchi lordi, più 800 di rimborso spese. Tutti gli altri suoi dipendenti guadagnerebbero più di 4'000 franchi, a suo dire.
Da allora non vi è stata alcuna possibilità di dialogo tra il sindacato e l'imprenditore, il quale ha affermato di non voler avere più nulla a che fare con UNIA. Il sindacato gli ha allora scritto, ricordandogli che anche se i salari fossero quelli da lui citati, "sarebbero ancora lontani dai 22 franchi l'ora che noi chiediamo".
La risposta di Giezendanner è quella citata in inizio di articolo: "Qui è casa mia e faccio quello che voglio io".
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