
"Aeschi, Gobbi e Parmelin?", è la domanda che si pone oggi Marie-Josée Kuhn, caporedattrice di Work, l'organo ufficiale del sindacato Unia.
Nel suo editoriale la caporedattrice analizza i tre candidati UDC al Consiglio federale, concludendo che il più sociale dei tre è il ticinese, Norman Gobbi.
Kuhn esordisce sottolineando che tutti e tre i candidati difendono i valori della Patria, l'esercito e il raddoppio del San Gottardo, e che tutti e tre sono contro una maggiore protezione dell'ambiente, nonché per una limitazione dell'immigrazione e per maggiore severità nella politica d'asilo.
L'editorialista ricorda poi che Gobbi, "il leghista tifoso dell'Ambrì Piotta", diede del "negro" a un giocatore di hockey di colore e degli "animali" a un gruppo di zingari.
"Il suo razzismo potrebbe rovinargli la scalata, e a ragione" scrive Kuhn, facendo notare però che esiste pure un altro aspetto del leventinese.
"L'adesione all'UDC di Gobbi è solo una foglia di fico per riuscire a entrare nel ticket per il Consiglio federale. Il ticinese è molto più sociale rispetto ai suoi concorrenti" scrive l'editorialista. "È contro il dumping salariale, per una maggiore protezione dei salari, per una cassa malati pubblica, per un servizio pubblico forte e per affitti più bassi. Perlomeno in Ticino. Inoltre Gobbi non vuole annullare la libera circolazione delle persone. E considera i sindacati parte integrante del mondo del lavoro svizzero."
L'editorialista conclude affermando che, al contrario di Thomas Aeschi e Guy Parmelin, contrari a tutto ciò che riguarda la socialità, un'elezione di Gobbi in Consiglio federale potrebbe spaccare l'UDC sulle questioni sociali, rilanciando un dibattito interno al partito.
Un'analisi già espressa dall'ex presidente del Partito socialista svizzero, Peter Bodenmann.
Conclusione? Forse un po' a sorpresa, ma sembrerebbe proprio che Gobbi sia il candidato favorito della sinistra. Per la conferma, appuntamento al 9 dicembre a Berna.
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