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Ticino
Unia denuncia: "salute dei lavoratori non protetta"
Unia denuncia: "salute dei lavoratori non protetta"
Unia denuncia: "salute dei lavoratori non protetta"
Redazione
6 anni fa
Il sindacato ha ricevuto decine di segnalazioni sul non rispetto delle disposizioni delle autorità sanitarie

Nelle ultime settimane le autorità federali e cantonali hanno ripetutamente fatto appello alla responsabilità delle imprese. Ma non tutte sembrano seguire alla lettera le disposizioni. Lo denuncia il sindacato Unia in una nota, per il quale si impone, dove la responsabilità viene meno, "un intervento delle autorità a protezione della salute di tutti". 

Da diversi giorni il sindacato riceve infatti decine di testimonianze di lavoratrici e lavoratori che denunciano condizioni di lavoro che non rispettano le indicazioni minime fornite dalle autorità sanitarie. "La distanza sociale (ad esempio nei negozi, nei ristoranti, nei comparti produttivi di numerosi aziende) non è rispettata, mense e locali di pausa sono affollati come un paio di settimane fa, spesso nessuna protezione specifica è stata prevista" scrive il sindacato.

Unia ritiene inoltre che trattenere i frontalieri su suolo svizzero, così come richiesto dalle associazioni economiche, non sia la via più percorribile: "Per alcuni, il soggiorno dei lavoratori frontalieri negli alberghi potrebbe essere un’opzione, sperando per altro che sia almeno discussa individualmente, e che le spese siano prese a carico dal datore di lavoro! Non lo è di certo per il sindacato, anche perché separare dei nuclei familiari in questo periodo difficile risulta decisamente improponibile".

Altro tema che sta a cuore al sindacato è la presa a carico delle perdite salariali e di reddito cagionate ai lavoratori attivi sul territorio, indipendentemente dallo statuto e dal tipo di contratto. "Conformemente alla legislazione in vigore, se il lavoratore è impedito senza sua colpa di lavorare, il datore di lavoro deve pagargli il salario! Chi ritiene, vista l'eccezionalità della situazione, di non essere sottoposto a questo obbligo, lo dica chiaramente e spieghi chi dovrebbe invece intervenire! E che si faccia rapidamente chiarezza. È una questione di rispetto della dignità umana, ma anche (di nuovo) di protezione della salute: chi non avrà questa sicurezza, come potrà restarsene in quarantena settimane, forse mesi, senza essere tentato di aggirarla, per guadagnarsi da vivere? E si ritorna al punto di partenza, l'imperativo sanitario: perché resti il nostro obbiettivo, riportiamo al centro dell'attenzione i posti di lavoro e i luoghi di vita, esigendo che le misure sanitarie siano rispettate, sempre e ovunque!"

Per il sindacao la crisi legata al coronavirus lascerà tracce importanti in un territorio con un mercato di lavoro già "in grave difficoltà". "La misura chiave, nell’immediato, resta il lavoro ridotto, che deve essere ulteriormente promosso presso le aziende, e reso più facilmente accessibile" sottolinea ancora il sindacato che, allineandosi all'Unione Sindacale Svizzera - Ticino e Moesa, chiede che le autorità federali predispongano un fondo straordinario per sostenere in modo mirato la regione, "mantenendovi le capacità produttive presenti e prevenendo il pericolo di un ulteriore aumento del rischio di povertà". 

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