
Il messaggio governativo sull'attuazione dell'iniziativa "Salviamo il lavoro in Ticino" è attualmente all'esame del Gran Consiglio. Per Unia le soluzioni proposte sono "totalmente inadeguate a risolvere i problemi reali del paese" e si scaglia pure contro il presidente del PLR Bixio Caprara che negli scorsi, in un'opinione pubblicata sul Corriere del Ticino, aveva affermato che la proposta è "frutto di un lungo percorso di ricerca di consenso con i partner sociali". Opinione nella quale Caprara invitava inoltre il Parlamento a fare presto.
Il sindacato da un lato condivide l'urgenza di attuare l'iniziativa, visto che sono trascorsi "ormai quattro anni dall’approvazione popolare dell’iniziativa che chiede l’introduzione di un salario minimo legale". Ma dall'altro non condivide "l'accettazione di presunti «compromessi» che propongono importi (si ipotizza una forchetta tra i 19 e 19,50 all’ora)". Compromessi che secondo il sindacato "non sono in grado contrastare i dilaganti fenomeni del dumping, dello sfruttamento e della sostituzione della manodopera residente con personale frontaliero “a buon mercato”". Secondo Unia una soluzione di questo tipo portebbe anzi "all'istituzione di una sorta di dumping di stato".
Concetti che il sindacato ha ripetuto più volte. "È pertanto inaccettabile" sottolinea UNIA, "che il presidente del PLR tenti di “vendere” un prodotto per quello che non è allo scopo di giustificare decisioni che non rispettano la volontà popolare". Il sindacato invita pertanto "i partiti politici a fare le loro scelte (cautamente tenute nel cassetto prima delle elezioni di aprile) rapidamente, in modo trasparente e senza evocare il «consenso» dei partner sociali che non c’è. Poi, eventualmente, sarà il popolo a giudicare, un’altra volta".
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