
Dopo aver fatto shopping un po' in tutta Europa, da Parigi a Milano, il fondo sovrano del Qatar ha ora puntato gli occhi sul nostro Cantone.
Nelle scorse settimane la famiglia reale di Doha, gli Al Thani, ha infatti avanzato al Municipio di Bellinzona una proposta d'acquisto per il principale castello di Bellinzona, Castelgrande.
Una proposta che ha una duplice valenza: i qatarioti non vogliono infatti impossessarsi del castello solo per potersi fregiare di un patrimonio dell'Unesco, ma soprattutto allo scopo di creare un'area in Ticino dove il burqa sia ammesso.
L'idea degli Al Thani è quella di istituire una sorta di enclave araba nel Canton Ticino, importando leggi e costumi dal Qatar.
E gli emiri hanno pensato proprio a tutto. Nella fondamenta di Castelgrande verrebbe creato un moderno autosilo, nel quale i turisti arabi potrebbero entrare indisturbati con le loro limousine, lontano dagli occhi degli agenti a caccia di burqa. E una volta all'interno del castello, le donne arabe potrebbero finalmente uscire allo scoperto, ammirando il patrimonio dell'Unesco senza temere di vedersi appioppare una multa o, peggio, farsi togliere il velo integrale da qualche poliziotto zelante.
Per le turiste verrebbe poi realizzato un centro outlet, verosimilmente nella murata, mentre per i più religiosi è prevista la trasformazione di una torre del castello in moschea. Un imam saudita prenderà residenza nell’attuale ristorante Castelgrande, in modo da assicurare in ogni momento la cura pastorale dei fedeli. L’accesso ai castelli sarà comunque consentito anche ai turisti non islamici, a condizione che il loro abbigliamento sia decente (niente gonne o leggings).
"Prenderemmo due piccioni con una fava" commenta il sindaco di Bellinzona, Mario Branda, confermando l'avvenuta ricezione dell'offerta qatariota. "Da un lato la sopravvivenza e la valorizzazione di Castelgrande sarebbe garantita, dall’altro la nostra Città diventerebbe la Mecca dei turisti arabi in Ticino, con importanti ripercussioni finanziarie.”
Un parere giuridico commissionato dalla Città di Bellinzona ha già evidenziato la legalità dell’operazione. Anche perché i qatarioti hanno sin d’ora fatto sapere di non essere intenzionati ad esercitare il potere politico sul castello, ma di volerlo lasciare all’Esecutivo locale in cambio di alcune concessioni, tra cui appunto quella del burqa e quella di poter ristrutturare gli edifici a proprio piacimento.
“Quest’ultimo aspetto potrebbe dare adito a qualche preoccupazione” afferma ancora Branda. “Ma posso assicurare che i progetti presentati dagli Al Thani per Castelgrande sono tutti ecosostenibili. E anche se dovessero costruire un grattacielo, ci hanno garantito che non sarà più alto del Burj di Dubai.”
Inoltre, grazie alle centinaia di milioni che verrebbero incassati con l’operazione, la Città di Bellinzona potrebbe in un colpo solo abbassare il moltiplicatore d’imposta al 55% e concedersi investimenti che finora parevano preclusi.
Un’offerta d’oro, quindi. Tanto che altri Comuni ticinesi, avendo udito la notizia, hanno già contattato gli Al Thani per proporre loro i propri gioielli. Lo ha fatto anche Chiasso con il suo Centro Ovale, ma in questo caso, a quanto pare, gli emiri avrebbero rifiutato, limitandosi a rispondere: “Non siamo mica scemi”.
AS
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