
Nella sessione parlamentare di ieri la maggioranza dei deputati ha respinto, come da copione, la proposta PPD di lanciare un referendum dei Cantoni contro la legge di applicazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa approvata nel dicembre scorso dalle Camere federali. Con 44 voti contrari, 24 favorevoli e un astenuto, la proposta è stata chiaramente respinta dal Gran Consiglio ticinese. Quasi tutti gruppi - PS, PLR, i Verdi e il gruppo La Destra (UDC-AreaLiberale) - hanno rifiutato l'idea, che richiede il quorum di 8 Cantoni.
Tra i favorevoli, oltre ovviamente ai deputati PPD, anche un ridotto 'fronte' leghista, i cui deputati sono intervenuti - come ad esempio Boris Bignasca - con delle dichiarazioni di voto a titolo personale. Tra i contrari invece si è formato un inconsueto fronte che ha visto ‘alleati’ PS e UDC, con motivazioni diametralmente opposte.
“L’abbiamo bocciata tutti – ci conferma il capogruppo PS Ivo Durisch - Non è una via praticabile. Come si è visto in Ticino, le misure di attivazione che coinvolgono gli URC hanno dato dei frutti”. Per il PS occorre quindi dare precedenza alle misure interne: “Risolvono una parte dei problemi del mercato del lavoro ticinese”, prosegue Durisch, consapevole però che non si tratta della panacea di tutti i mali. “Ovviamente non risolvono il problema dei salari bassi”.
“La soluzione 'light' va bene a livello nazionale, non ha senso bocciare adesso una Legge di applicazione con la discussione sui Bilaterali ancora aperta. Vedremo con il controprogetto a RASA cosa succederà. Per parte dell’UDC i Bilaterali fanno comodo e questa situazione evidenzia le contraddizioni interne del partito”.
Di ben altro avviso il deputato UDC Tiziano Galeazzi: “Il gruppo non l’ha sostenuto in quanto aveva il mandato del Comitato cantonale. Il PPD non ha nemmeno discusso le nostre proposte”. In aula Galeazzi aveva tuonato contro il mancato rispetto della volontà popolare e, da noi contattato, ha puntato il dito contro “quei partiti che nel 2014 hanno lasciato soli noi e la Lega e che ora improvvisamente cambiano idea”.
“La Legge di applicazione è una ciofeca, non va a risolvere alcun problema. Ben venga disdetta accordi bilaterali – ha concluso – Ci vuole coraggio: sono accordi che vanno ridiscussi. Alla Gran Bretagna non fanno tutte queste storie”.
Contrari alla proposta, dicevamo, anche il PLR, con il capogruppo Alex Farinelli che ha ammesso le lacune della soluzione 'light' ("Non è rispettosa della volontà popolare") e ha evidenziato come tre anni di lavori non hanno fatto altro che dimostrare l'incompatibilità del 9 febbraio con gli Accordi bilaterali. "Andare al voto su questa Legge mancherebbe dunque l’obbiettivo principale, ovvero quello di chiedere al popolo se è disponibile a sacrificare gli accordi bilaterali”.
L'esito di ieri non è stata una sorpresa per l'ex deputato socialista Nenad Stojanovic, che a fine dicembre aveva "lanciato il sasso" promuovendo un referendum contro la Legge di applicazione dell'iniziativa popolare del 9 febbraio. "Non sono sorpreso ma mi dispiace che il mio partito abbia votato con l'UDC. E mi dispiace che non abbiano visto che in questa faccenda gli unici che ci avrebbero perso sono Lega e UDC. PS e liberali in questo modo fanno il gioco dei democentristi". Un'alleanza contro natura? "Sì, possiamo dire di sì".
La raccolta firme, intanto, prosegue. Un punto della situazione verrà fatto a fine mese. "Posso dire che ogni giorno arrivano nuove firme. C'è ancora molto da fare e con il bel tempo saremo più presenti nelle piazze. Oggi sarò a Berna, lunedì a Ginevra e mercoledì verrò in Ticino".
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