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Ticino
Una ticinese rincorre il governo friburghese
Filippo Suessli
5 anni fa
La leventinese Luana Menoud-Baldi è sul ticket dell’Alleanza di Centro di Friburgo per difendere il terzo seggio in Consiglio di Stato. L’abbiamo intervistata per capire come ci è finita

Il Ticino tra qualche mese rischia di avere sei consiglieri di Stato. Non è uno scherzo. La sesta, infatti, potrebbe essere Luana Menoud-Baldi da Chiggiogna, frazione di Faido, che nel 2007 si è trasferita a Sommentier, frazione di Vuisternens-devant-Romont. La leventinese, trapiantata per amore in Romandia, è stata infatti scelta dall’Alleanza di Centro, ex Ppd, per difendere il terzo seggio popolare democratico nel Consiglio di Stato fribughese che sarà rinnovato a novembre. A fianco di due uscenti, manca solo la conferma dell’assemblea, sarà di fatto l’unica candidata del partito per sostituire Georges Godel, che deve lasciare il governo dopo tre mandati. “Lo sento come un grande onore e una grandissima responsabilità”, ci confida raggiunta al telefono nella casa in cui vive da quindici anni. “Abbiamo rinnovato una vecchia fattoria che era della famiglia di mio marito”.

“Mi manca la protezione delle mie montagne”
A Chiggiogna Luana Menoud-Baldi ha fatto la consigliera comunale e la municipale, sempre per il Ppd. Poi con l’aggregazione ha proseguito l’avventura nel Legislativo di Faido. Ma è stata anche presidente della sezione giovanile del Ppd e membro del comitato cantonale del partito maggiore. Ha lavorato per anni alla Bsi, dove si è formata ed è cresciuta fino a ricoprire ruoli dirigenziali. Oggi in Romandia fa altro, dirige il museo del Fort du Chillon, a Veytaux/Montreux. Insomma, un’emigrazione politica e professionale. Ma forse, all’inizio, la prima differenza a notarsi è quella fuori dalla finestra: “Io a Chiggiogna mi sono sempre sentita protetta dalle mie montagne, qui ci sono le colline. È bellissimo, ma manca quella protezione delle montagne”.

Scelta dal predecessore
Menoud-Baldi cinque anni fa si candidò al Gran Consiglio friburghese senza strappare un seggio, ora figura su un ticket con soli tre nomi. Ha letteralmente bruciato le tappe. “Cinque anni fa non sono entrata, però il risultato è stato molto buono e quell’esperienza mi ha permesso di conoscere il mio nuovo cantone”. E di farsi conoscere, infatti è stato Georges Godel, quello che potrebbe essere il suo predecessore, a proporle di mettersi in lista: “Se non me l’avesse chiesto ripetutamente non ci avrei mai pensato, è lui che ha fatto il mio nome”, ci racconta.

Un’impresa ardua
Tre candidati per tre posti. Sembra fatta, invece no. La lotta nel Canton Friburgo è dura. E, come accade negli ultimi anni in tutta la Romandia e in tutta la Svizzera, per il Ppd è sempre un lavoraccio difendere gli spazi che sono stati suoi. Dei sette consiglieri di Stato uscenti se ne ripresentano solo quattro: oltre a un seggio Ppd, c’è da riempire un seggio liberale e uno socialista. Il Ps ha schierato l’ex presidente nazionale Christial Levrat, la cui elezione è pressoché scontata. Così gli ecologisti, che sperano di raccogliere anche a Friburgo i frutti dell’onda verde, puntano a scalzare un liberale o un Ppd. Per farlo presentano la presidente del Gran Consiglio Sylvie Bonvin-Sansonnens. “Sarà arduo”, conferma Menoud-Baldi, “non devo pensarci molto, perché fa venire la pelle d’oca. Bisogna rimanere con i piedi per terra. Mia nonna diceva sempre che bisogna sempre ricordarsi da dove si viene. Io voglio veramente battermi per questo terzo seggio, battermi con la mia esperienza e con la mia passione”.

“Voglio offrire la mia semplicità”
Luana Menoud-Baldi vuole ricordarsi da dove viene. Ma se è stata scelta, avendo la meglio anche su altre donne di peso del Ppd friburghese (si cercava infatti una candidatura femminile da affiancare agli uscenti Jean-Pierre Siggen e Olivier Curty), un motivo ci sarà. “Sono appassionata dalla politica, ma non sono negli ingranaggi del partito e del Gran Consiglio, probabilmente si è voluto puntare sul rinnovamento. Probabilmente una persona come me può portare un approccio e una visione diversa. Io voglio offrire il mio modo d’essere, che è un modo d’essere semplice. Io sono così: offro la mia esperienza di vita e farò in modo che possa essere utile”.

Una clarinettista al governo
Menoud-Baldi parla di esperienza perché nel suo curriculum non figura solo quella politica e professionale, ma anche quella dell’associazionismo. È presidente dell’Associazione Alzheimer Fribourg, ma soprattutto è presidente da agosto dell’Associazione bandistica svizzera, la prima donna a ricoprire il ruolo. “La musica e la politica sono le mie passioni”, ci dice. “Ho suonato più di vent’anni a Faido, adesso ho messo un po’ da parte la pratica in banda, ma suono ancora da sola”. E chissà che la leventinese non possa portare un po’ di musica in governo. “In una banda bisogna trovare armonia tra tutte le voci, imparando ad ascoltarsi e suonare senza coprire gli altri, così che il risultato sia ottimo. La politica dovrebbe imparare, ascoltando di più e non cercando di coprire la voce dell’altro”.

Ppd per vocazione
Un pensiero da centrista, motivo per cui ha scelto il Ppd. Scelto è il termine giusto, perché Luana Menoud-Baldi non lo era di famiglia. “Mio padre era liberale, mio nonno materno socialista, anzi Pst. Sono cresciuta in mezzo a queste discussioni politiche e mi trovavo sempre al centro”. Una scelta quasi obbligata, quindi, verso un partito che, pur avendo cambiato recentemente il nome da Partito democratico cristiano (così si chiamava in Romandia) ad Alleanza di Centro, mantiene un forte referente cristiano. “A me l’elemento cristiano non disturba per niente, io avrei potuto continuare con il Pdc, perché è un nome che mi corrisponde, la mia fede cristiana fa parte di me e non me ne vergogno”.

Come si dice uregiatt in Romandia?
Insomma, una Ppd doc. Uregiata, si direbbe scherzosamente in Ticino. Ma come si dice uregiatt in Romandia? “Non so se abbiamo un soprannome anche qui. Ma come ho sempre detto in Ticino: Se tüt gli uregiatt i votaresan Ppd, a saresum ul prim partit”, scherza Menoud-Baldi. Forse, però, il nomignolo scherzoso da quelle parti non c’è, anche perché la politica è un po’ diversa. “Da quello che ho vissuto, in Ticino eravamo più agguerriti, erano tempi in cui forse c’erano più lotte. Ho fatto una campagna per il Gran Consiglio in Ticino e una qui, quella era stata molto più lunga e appassionante”. Insomma, chissà se i candidati romandi saranno pronti a vedersela con una candidata al governo che ha fatto la gavetta nella politica a sud delle Alpi. Ma se, invece, ribaltando le cose, le chiedessero di candidarsi per il governo ticinese? “Quando ero presidente del movimento giovanile Ppd ho sempre guardato alla posizione di consigliere di Stato con grandissima ammirazione. Adesso questa occasione è arrivata qua, ma se fosse arrivata in Ticino, sarei stata più che onorata”.

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